Ci viene inviato un libro, ormai qualche tempo fa. Tra gli sconclusionati e disorganizzati impegni che (a malapena) gestiamo, solo oggi siamo riusciti a parlarne.
Il libro parla di Django Renhardt, singolare chitarrista che affascina tanto gli amanti delle biografie, tanto gli amanti più esigenti della musica.
A raccontarcene i tratti generali – della musica dello stile e dell’uomo – è Paolo Sorci: il suo libro riesce efficacemente a sintetizzare e esprimere con linguaggio chiaro il suo amore per questo tipo di musica e per questo straordinario musicista.
Paolo è musicista e sembra aver frequentato molto la musica di Django e manouche con i suoi progetti musicali.
Per questo, facciamoci raccontare il “suo Django”….

Django Reinhardt. Dalla chitarra Manouche al grande jazz

– Ciao Paolo, cosa significa la musica di Django Reinhardt per te?

La musica di Django Reinhardt nella mia vita da musicista e fruitore è stata una vera e propria sorpresa: ero un po’ stanco del mondo del jazz, cercavo nuovi stimoli e un punto di vista differente. Django ed il manouche sono stati proprio questo per me: uno sguardo al jazz tradizionale da un punto di vista nuovo e paradossalmente più “fresco”. Anche se più datata di altro jazz, la musica manouche era nelle mie orecchie più vitale e viva. La conferma mi è arrivata anche proponendo questa musica al pubblico con il mio quartetto, gli Welcome to the Django: la gente era più attenta e interessata da quella musica “nuova”.

-Cosa ti ha più ispirato di Django?

Django è costantemente fonte di ispirazione perchè è stato ed è tutt’ora il solista più grande della storia della chitarra jazz. Punto. il suo fraseggio è tutt’ora insuperato per ricchezza ritmica e profondita armonica e melodica. Una forza creativa senza precedenti nel panorama musicale.

– Giochino: 3 brani di musica gypsy per te imprescindibili, spiegandoci il motivo della tua scelta

Se devo scegliere 3 brani ovviamente penso a django:
1) Nuages per la bellezza pura della composizione. per il fatto che il titolo descrive perfettamente l’idea musicale e viceversa; la leggerezza e la lentezza con cui si muovono le nuvole, uno dei movimenti più fluidi e leggeri che si possono osservare. Nuages si ascolta allo stesso modo, rimanendo stupiti dalla leggerezza e dalla fluidità del brano
2)Appel Indirect: per la modernità del brano. è un pezzo che anticipa di 21 anni il jazz modale di Miles Davis. un protomodale che anticipa di 2 decenni la nuova direzione che prenderà il jazz dopo kind of blue. ovviamente con un suono e un linguaggio più consoni agli anni 30.
3) Danse Norvegienne: più precisamente questo non è né un brano di Django né un classico manouche. è la rivisitazione della melodia e dell’armonia di un brano di musica classica di Grieg. Djangp ne fa un capolavoro: abbiamo incisioni che dimostrano l’incredibile dote improvvisativa di Django, la sua sensibilità al suono e alle finezze che ricercava con le 2 dita sulla tastiera.

– Qual è la difficoltà più grande nel confrontarsi con questo genere, dal punto di vista strettamente musicale?

La maggiore difficoltà del genere è legata al fattore tecnico, più precisamente dovuto all’uso particolare del plettro e della mano destra. il polso non deve appoggiare sullo strumento e la pennata simula il tocco appoggiato della chitarra classica, ma lo fa con il plettro, unico punto di contatto e di gravità del braccio destro. Inoltre il fraseggio è veloce e continuo, lo strumento ha un forte attacco e pochissimo sustain e quindi c’è l’impossibilità di usare note lunghe. Bisogna fraseggiare come un bopper e tecnicamente è molto complesso unire fraseggio e plettrata. Joe Pass è stato un grande estimatore della tecnica di Django.

– Oggi chi è, secondo te, che più rappresenta questo stile musicale?

Domanda difficile: ci sono molta grandissimi chitarristi, preparatissimi e tecnicamente incredibili ma nessuno è come Django. Forse quelli a cui sono più legato sono Tchavolo Schmitt per il suono ed il fraseggio tradizionale e potente, e Fapi Lafertin, musicista dalla classe infinita e dal fraseggio che mette la tecnica in secondo piano. Anche per indole personale non amo i vari “corridori” che stanno spopolando ultimamente… preferisco, anche per indole, andare piano e cercare meglio le note. Cmq ascoltare dischi dei vari Debarre e Rosenberg è sempre un’ottima scuola!

Annunci