Arriva leggera e concisa come un Haiku, la voce di Serena.
Si libra tra inserti dal sapore reggae e, altri, ambient. La chitarra acustica sembra voler ricordare a chi ascolta la provenienza cantautoriale di un brano che riesce a superare con convinzione il cliché strofa-ritornello, pur mantenendo dei riferimenti chiari e precisi per un potenziale ascoltatore disimpegnato.
Non parliamo a caso di haiku perché è proprio la cantante ad inviarci il componimento dal quale lei ha tratto ispirazione.

“Questo mondo é un mondo di rugiada, eppure eppure…” (Kobayashi Issa)

Poco più di una pillola, non assertiva, che apre degli spiragli per immaginarci nelle nostre debolezze, forze e (perché no?) imperfezioni.

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