Bohemian Rhapsody

Parte III: Bohemian Rhapsody

Di Lorenzo Matricardi

Bohemian Rhapsody è probabilmente il vero capolavoro dei Queen, oltre ad essere la canzone che li ha definitivamente consacrati nell’“Olimpo del Rock”. I quattro musicisti decisero – sfidando il parere discorde della casa discografica – che il brano sarebbe dovuto essere il primo singolo estratto da A Night At The Opera. Una scelta audace e rischiosa, perché la durata di circa 6 minuti andava ad infrangere ogni convenzione radiofonica dell’epoca. Freddie Mercury, timoroso riguardo all’impatto che la canzone avrebbe potuto avere sul pubblico, la fece ascoltare a Kenny Everett, un suo amico dj, lasciandogli anche una copia del brano con la promessa di farne un uso esclusivamente privato. Everett non mantenne la promessa e la trasmise in radio per quattordici volte in due giorni. Il risultato fu quello di far impazzire i centralini: tutti volevano sapere chi avesse creato un pezzo tanto stravagante quanto straordinario.

La forma musicale di Bohemian Rhapsody è molto particolare; non esiste infatti un ritornello, ma cinque sezioni indipendenti, registrate singolarmente e assemblate insieme solo nella fase finale del lavoro. L’introduzione del brano inizia con un’armonia corale a quattro voci in Si bemolle maggiore, alla quale si vanno ad aggiungere poco dopo un pianoforte e una voce solista, creando un’atmosfera sospesa, quasi surreale. Molto particolare l’andamento ritmico di questi primi secondi di canzone: si inizia infatti con un metro in 9/8 – suddivisi secondo lo schema 2+2+2+3 – che dopo sole quattro battute si trasforma in un 4/4, pur mantenendo lo stesso tipo di formule ritmiche ambiguamente collocate tra figurazioni binarie e ternarie. Dopo altre 4 battute, prima di entrare definitivamente in un tempo di 4/4, vi è una battuta in 5/8 che conferma l’ambiguità di questa fase della canzone. La seconda sezione è una ballata con voce accompagnata da pianoforte e basso, ai quali si aggiunge a metà strofa la batteria. Il finale in crescendo della strofa sfocia in un assolo di chitarra, che termina con una discesa cromatica del basso da Fa a Si bemolle e uno stacco netto che apre alla sezione “operistica”.

Questa è senz’altro la fase che maggiormente caratterizza la canzone: il tempo è raddoppiato e la tonalità modula da Si bemolle a La maggiore, aumentando anche la complessità cromatica con accordi minori e diminuiti. Una voce solista si alterna ad un ensamble corale come in una parodia di un’opera comica recitata. Le parti vocali si fanno gradualmente più drammatiche e suggestive fino all’acuto finale che introduce la quarta sezione, aperta da un graffiante riff di chitarra in Mi bemolle. L’atmosfera cambia completamente e il coro operistico viene rimpiazzato da un rock deciso e tagliente. Il brano si chiude con un fraseggio di chitarra accompagnata da un arpeggio di pianoforte e la voce di Freddy Mercury che ripete la frase “Nothing really matters to me…Anyway the wind blows”.

Il testo della canzone è di natura criptica e lo stesso Freddie Mercury non ne ha mai dato un’interpretazione ufficiale, liquidando la spiegazione come un’opinione personale sulle relazioni tra persone. L’uscita del singolo fu accompagnata da un videoclip, considerato il primo vero video a scopo promozionale della storia della musica (il primo in assoluto fu realizzato dagli ABBA nel 1974 per il brano Waterloo). Bohemian Rhapsody è probabilmente una delle canzoni più celebri della storia della musica rock, pietra miliare del genere, terzo singolo più venduto nella storia del Regno Unito ed eletta nel 2000 – sempre nel Regno Unito – “Canzone del secolo”. È stata pluripremiata, ha infranto ogni record di vendita, ha stupito e fatto innamorare intere generazioni, diventando così un inno rock universale ed eterno.

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