Di solito le recensioni e i già sofferenti articoli sulla cultura e sulla musica sembrano doversi iniziare -per forza- con le parole “poliedrico, estroso” oppure “un artista a 360 gradi”.
Sembra il segno di una comunicazione stanca, insoddisfatta e, tutto sommato, molto approssimativa; segno anche di una scarsa conoscenza del dato, della sostanza e, qui, della musica.
Come spesso ci si rifugia dietro al concetto di “indie” per descrivere univocamente generi musicali, idee e figure che magari in comune hanno solo la scarsa qualità del missaggio.
Cosa c’entra tutto questo?
Vorremmo affrontare la questione da un punto leggermente diverso visto che, qui a RM, lavoriamo un po’ come vogliamo e se vogliamo…

Qualche giorno fa abbiamo avuto la fortuna di ascoltare “Simone s’è incazzato” brano finalista al Festival Musicultura 2016…è rimasto in loop nel nostro riproduttore per circa una mezzoretta; giusto il tempo per decidere di fare un approfondimento su questo “figuro così arrabbiato”.

Ah -dimenticavo- volete ascoltarla?
Eccola:

Il brano sembra raccogliere in sé gli spunti e le intuizioni artistiche maturate dalla ricerca incessante di Simone Cicconi: mai banale, sempre interessante e con curiosa apertura a all’ascoltatore abituato al pop.

Basta fare un esercizio: ascoltare qualche suo ultimo bravo per vedere come il lavoro sul testo, sulle tematiche e sull’ironia nella comunicazione abbiano trovato, magnificamente, la loro forma più appropriata in quest’ultima canzone (“Simone s’è incazzato”).

Quest’ultima considerazione assume ancora più valore se calato nel genere del brano che avete appena ascoltato: possiamo inquadrarlo nel “metalcore”, nel rap metal, con qualche piccola rettificata di “tiro”…c’è la componente cantautoriale tutta italiana!
L’organico strumentale è essenziale (batteria, chitarra, basso e tastiera) ed è ben gestito nell’arrangiamento per creare due principali situazioni musicali: si alternano i riff e gli ostinati del ritornello ad una strofa (una forma AABA bimodale) di tutt’altra natura rimica e sonora.
Attenzione e cura per il suono degli strumenti e del disco in generale: si trova anche qui un azzeccato compromesso tra l’energia -richiesta dal genere musicale sperimentato- ed il suono avvolgente e rifinito caratteristico delle produzioni musicali più vicine alla “massa”.

Stupendo l’uso che l’artista riserva alla parola ed alla voce nella lingua italiana.
Meglio condensare in due punti:
1- Narratività del testo mai tradita: Simone racconta, si confida, elenca creando un climax costruito anche attraverso con l’anafora “io ti ringrazio”. Ecco come si costruisce il contrasto che fa da collante tra strofa e ritornello, forma e contenuto, musica e parole.
2- Flow: non a caso il termine è in lingua inglese. Si indica così l’abilità di far percepire il proprio eloquio come un flusso ininterrotto e ben legato alla musica. Nel brano si passa dal cantato al parlato passando per molte sfumature intermedie. Mai si sente lo stacco, mai all’utilizzo di idiomi inventati (pensate a Zucchero), formule facili per arrivare alla memoria dell’ascoltatore (l’ho già citato Zucchero?) o alla lingua inglese come ultimo appiglio metrico (vabbè, avete capito…).

E’ ormai chiaro che Simone non si arrabbia perdendo la ragione, ma mantiene il suo obiettivo artistico e comunicativo sempre a fuoco. Produrre una musica eccellente, nuova, significativa e tutta calata nel nostro tempo.
Complimenti!

Intervista a Simone Cicconi

-Perdonaci il bisticcio logico, ma perché “Simone s’è incazzato“?

S.C: Di solito mi arrabbio quando vedo in giro ingiustizie o mediocrità. A volte non riesco a reagire, non sono una persona molto istintiva, quando succede qualcosa che avrebbe bisogno di una risposta rapida ed efficace di solito mi blocco e poi rimugino “e se avessi risposto così? E se avessi fatto questo?” E mi preparo per la volta successiva in cui quella cosa mi succederà, ma tanto le cose nella vita non accadono mai due volte identiche…. Può anche capitarmi di produrre una reazione positiva, come si dice, la peggior punizione per chi ti vuole male è la tua felicità!

-Cosa non ti convince della musica che viene prodotta oggi?

S.C:In linea generale mi piace la musica prodotta oggi, perché non dovrebbe convincermi… Per il mio lavoro di compositore di colonne sonore devo ascoltare tutto quello che viene prodotto per essere sempre aggiornato sui nuovi suoni, le nuove mode, ecc e devo dire che ci sono parecchie cose che mi piacciono, dei generi più disparati. Ecco, forse il problema oggi è che di musica se ne produce veramente tantissima, ed è difficile trovarsi un po’ di spazio, ma presumo che se fai qualcosa di non scontato e lo fai col cuore alla fine la soddisfazione arriva, anche solo perché 10 persone ti stanno a sentire emozionandosi mentre gli racconti le storie della tua vita.

-Qual è l’alternativa che tu proponi all’ascoltatore?

S.C: Un po’ ti ho già risposto… Di base, l’incontro tra due dei miei generi preferiti, il rock e la musica elettronica con testi cantautoriali  che raccontano le normali esperienze della vita dal punto di vista obliquo che ho sempre avuto su tutto. Sono abituato a trovare un lato divertente anche nelle situazioni più tragiche, e cerco di portare questa ironia anche nelle mie canzoni, che in definitiva parlano dell’impossibilità di condurre una vita normale data dal fatto di essere un mezzo disadattato.

 

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intanto qui Simone impegnato nella campagna “non sostenete l’artista specialmente se siete all’estero”: NON VOTATELO

 

-Mi diresti il nome di 3 artisti che reputi fondamentali per la tua formazione?

Questa domanda se me la fai tra un mese potrebbe avere una risposta completamente diversa, comunque al momento ti direi cosa diversissime ed apparentemente distanti dalla musica che ho deciso di fare. 1. I Pink Floyd per me sono un’influenza fondamentale fin da bambino, ricordo che con i soldi della promozione della I media i miei compagni compravano scarpe da calcio o giochi e io sono andato con le mie 14mila lire al negozio di dischi per prendermi The Wall che era l’unico dei Pink Floyd che ancora mi mancava della loro discografia. Poi questo gusto per l’opera omnia mi è rimasto, la gente oggi si scarica i singoli dei loro artisti preferiti, io se di qualcuno mi piace una canzone devo scaricarmi tutta la discografia (spesso rimanendone deluso!). E nei pink floyd mi piace considerarci anche tutti i loro epigoni, ad esempio il lavoro molto interessante di Steven Wilson (solista ma ancora meglio con i porcupine tree), che ascolto sempre con piacere ad ogni uscita. 2. Le colonne sonore dei videogiochi prima che queste diventassero “cinematic” come si usa dire oggi, cioè prima che diventassero musica da film essenzialmente. C’era un gusto per la melodia che si è perso oggi, per le caratteristiche intrinseche del cambio di genere. Oggi ti richiedono di dare un’atmosfera ad un mondo, ieri ti chiedevano belle musiche. Non sto facendo il nostalgico, ma forse anche complice la mia giovane età dell’epoca, le melodie elettronico-orchestrali di Chris Huelsbeck e le chiptunes di Jeroen Tel sono scolpite nei miei neuroni come bassorilievi incancellabili. Se faccio questo mestiere è essenzialmente per la meraviglia che provavo ogni volta che venivo a contatto con una delle loro colonne sonore. 3. Mi rendo conto che qualcosa di italiano c’è da considerarlo, altrimenti non sarebbe veritiero, per cui mettiamoci dentro tutti questi “nuovi” artisti dai Bluvertigo/Subsonica/Afterhours in poi. Ho scoperto la musica italiana che ero già abbastanza “vecchio”, avevo già una ventina d’anni e prima non credo di aver mai ascoltato nulla di italiano, poi sono andato a ritroso ed ho scoperto cose interessanti, ma anche ultimamente mi capita di innamorarmi di qualche artista italiano ogni tanto.

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