Senzassenso: Buona la prima!

Di E. Franceschetti

 

A dispetto del titolo scelto, a metà tra provocazione meditata e dichiarazione di poetica à l’envers, Banalità da circo è un lavoro interessante e, possiamo dirlo, convincente. Questa fatica d’esordio dei Senzassenso ha un respiro quieto, ragionato, intelligente. I brani, scritti e cantati da Lorenzo Sbarbati (con la collaborazione del produttore Andrea Mei, anche autore della musica del brano ‘l’ultima faccia’), sono senza alcun impaccio ascrivibili al genere del pop-rock nostrano, chiara e forte matrice di frequentazione performativa e d’ascolti dei giovani musicisti; non al punto, però, che questa organicità senza strappi e senza eccessiva audacia risulti banalità o scontatezza.

Al contrario: le musiche sono godibili e rassicuranti nella maggior parte delle tracce, e rese ancor più vivaci da qualche pregevolezza armonica qua e là, intonano testi scritti con cura e buon gusto (risultato non da poco, vien da dire, visti i tempi ..); frutto, sembrerebbe, di una sedimentazione non solo esecutiva e musicale ma anche umana, letteraria. Banalità da circo è un disco che non vuole sconvolgere, e sembra non averne bisogno. Pur suonato egregiamente, riesce bene ad evitare qualsiasi esasperazione di mezzi timbrici ed effetti, lasciando l’idea musicale alla sua naturale efficacia; non negandosi, invece, il gusto del racconto e del gioco (si pensi al tema suonato dalla tromba –da Federico Perugini- nella traccia che dà il nome all’album), del canto e della danza. Se ne ricava un’ottima impressione: quella del far bene senza prendersi eccessivamente sul serio, un po’ come l’artista di paese cui è dedicata una delle tracce del disco. Banalità da circo è stato registrato da giovani musicisti: Stefano Mazzoni alla chitarra, Luca Gnocchini al basso, Matteo Giorgetti alle tastiere, Riccardo Chiacchiera alla batteria, e Lorenzo Sbarbati alla voce. Si segnala anche la pregevole presenza del chitarrista Bip Gismondi, che arricchisce il tessuto timbrico dell’album con degli interventi al banjo, al flauto ed alla slide guitar.
Buona la prima per i Senzassenso.

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