Evan Parker, ma che combini?

La Mangusta

“Ma che sta combinando?!?” sarà sicuramente uno dei pensieri più diffusi a qualsiasi concerto del sassofonista-improvvisatore Evan Parker.
Va aggiunta una buona dose di “Ma sta facendo sul serio?!”, un massiccio risentimento stimolato dai diffusi “mi sta prendendo un giro?!” e un sempre attuale “ma è pazzo?!”.
Così sembra essere stato anche a Fermo.
La città e l’organizzazione sembra non aver trascurato nessun dettaglio dell’evento. Una confezione stupenda:

  • Concerto “eco-sostenibile”: illuminazione e riscaldamento ridotti al minimo e arrivi con i mezzi pubblici o camminata (anche l’artista!). Bella idea. Gradevolissima.
  • Venue magnifica: l’incantevole città marchigiana si mostra in tutta la bellezza del suo centro storico.
  • La chicca: a fare da fondale d’eccezione al sassofonista c’è lo stupendo “Adorazione dei pastori”. Un Rubens.

Sembra però che adottando tutte queste premure verso lo spettatore ed il fruitore del concerto-evento ci si voglia sollevare da un’incombente sorte, che diviene un pensiero scomodo e, nel peggiore dei casi, una vera e propria maledizione: la musica sperimentale.
Sembra che tutti sappiamo che la musica sperimentale, in fin dei conti, non piace nessuno. Fa schifo.
Gli organizzatori lo sanno e cercano e provano a prevenire invece che curare.

Che significa?

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Significa che la musica sperimentale -così come la musica tutta- non possiede valori di tipo curativo-omeopatico che, con la sola vicinanza, cambiano la tua cultura solo per “osmosi”.
La cornice è sì fondamentale, ma perché non curare anche la presentazione musicale?
Non sto parlando neanche di impegni troppo articolati: basta spendere qualche parola -esatta e ben studiata- all’inizio dell’improvvisazione. L’udito dell’ascoltare va guidato ed il suo intelletto stimolato.

Evan Parker così potrebbe veramente iniziare a parlare agli spettatori, e farlo attraverso la sua musica. Quelle perplessità che muovono all’unisono l’uditorio potrebbero trasformarsi in considerazioni sulla musica.
Che bello sarebbe assistere ad un “Hai notato come i suoni armonici descrivano un chiaro disegno melodico che Parker sviluppa di continuo e con coerenza?”.
O magari ad un “Qui si va oltre l’idea del concetto della trance in musica…”
Già immagino anche un “Secondo me c’è una logica nell’articolazione formale dell’improvvisazione. Ne sono sicuro!”
Questa sarà però un’altra storia che, speriamo, non tardi ad arrivare. Basta pensarci!
Complimenti a Fermo e Tam per il coraggio, la grinta, la fantasia e la classe nell’organizzare l’evento.
C’è bisogno della musica sperimentale, c’è bisogno di chi la confezioni, ma anche di chi possa rispondere alle tante domande che ella suscita.

Al prossimo appuntamento!

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