Parte I: Il rock e l’opera

Di Lorenzo Matricardi

Nel 1975 i Queen, reduci dall’ottimo successo ottenuto con i primi tre album, decisero di ampliare i propri orizzonti musicali e di realizzare uno dei dischi forse più ambiziosi della storia del rock. L’elemento di maggior impatto di A Night At The Opera è l’idea della band di fondere il collaudato sound glam-rock, che li aveva accompagnati fino a quel momento della loro carriera, con musica operistico-teatrale. Nel corso della sua storia, ormai pluridecennale, il rock ha attinto a più riprese dall’esperienza operistica e sono molti i musicisti “moderni” che hanno voluto cimentarsi nel difficile accostamento dei due generi: Deep Purple, Nina Hagen, Klaus Nomi, Malcolm McLaren, David Byrne, Stewart Copeland e molti altri ancora. Tali fusioni di rock e opera sono state spesso messe in discussione per la loro trasgressione dei confini musicali convenzionali. Gli amanti di entrambi i generi sono spesso immobili nei loro gusti e profondamente “sospettosi” nei confronti della forma opposta. I fan della musica rock considerano spesso l’opera confusa, antiquata, noiosa o elitaria; i fan dell’opera percepiscono invece come negativa la semplicità musicale, l’eccessivo volume, il fine commerciale e la “banalità” della musica rock.
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Sebbene i due poli si appellino a differenti gusti ed ideologie estetiche, ciononostante condividono alcune convenzioni simili: il virtuosismo vocale estremo, l’espressività, l’attenzione alle sfumature di timbro vocale, sono infatti esempi apprezzati sia dagli appassionati di opera sia di rock.

Nel caso di A Night At The Opera il riferimento all’ambito operistico allude non tanto alla tradizione italiana o tedesca, quanto piuttosto all’operetta inglese della seconda metà dell’Ottocento di cui William Schwenck Gilbert e Arthur Sullivan furono tra i maggiori e più noti esponenti. A Night At The Opera – che prende il nome dall’omonimo film dei fratelli Marx – fu inciso tra l’agosto e il novembre del 1975 in diversi studi di registrazione inglesi e pubblicato il 21 novembre 1975 nel Regno Unito (e il 2 Dicembre negli Stati Uniti). Le dodici tracce del disco alternano atmosfere tipicamente glam-rock (Death On Two Legs) a momenti in stile retrò ispirati al Vaudeville americano (Lazing On A Sunday Afternoon) o al Dixieland degli anni ’20 (Good Company), con raffinate ballate (Love Of My Life) e interventi psichedelici (The Prophet’s Song), che sfociano nel tripudio operistico-corale di Bohemian Rhapsody. L’ultima traccia è una versione rock dell’inno nazionale inglese.
Ottieni A Night At The Opera

L’album riscosse grande successo presso il pubblico e la critica – non sempre generosa nei confronti dei Queen almeno fino a quel momento – ottenendo premi e riconoscimenti e imponendosi ben presto come una pietra miliare nella storia della musica rock.

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