Il viaggio musicale di “Brush Up” inizia con Reset: nei pochi minuti iniziali, occupati da questo minimale frammento improvvisativo, il quartetto del batterista Raffaele Califano sembra subito voler manifestare la voglia di concepire una musica gioiosa, energetica, autentica e di indubbia qualità.

Il linguaggio che si utilizza come pretesto dell’improvvisazione è quello dichiaratamente più proprio alla tradizione jazzistica: esposizione tematica, improvvisazione ed i consueti “scambi” tra batteria e strumenti solisti scorrono fluenti e senza ostentare orpelli e pomposità introduttive. La musica di Califano non è criptica e non si confina in una turris eburnea autoreferenziale, ma si muove liberamente in una poetica in cui il lirismo dei temi prende il sopravvento sulla voglia di ricercare a tutti i costi l’inaudito e la forzosa rottura della convezione. Non aspettatevi quindi da questo disco dei sofismi sovrastrutturali  al contrario di quanto ultimamente accade in molto altri lavori discografici – etichettati come Jazz – spesso (purtroppo) impiegati col fine di mascherare e nascondere grandi lacune compositive e tecniche.

Il disco di Califano, sin dall’intitolazione dei brani, si affida candidamente al gusto all’ascoltatore senza troppi filtri tra la musica e l’esigenza espressiva del quartetto. Persino in Inside the Beat – praticamente un brano solistico di batteria – il leader del gruppo riesce a non nascondersi dietro il facile tecnicismo ed il “colpo di scena”; sembra  infatti in continua ricerca di quella fusione “materica” che può verificarsi tra suono – nelle sue qualità timbriche delle percussioni – ed il “concetto di beat”. Il batterista partenopeo dimostra così di non soffrire l’ansia di dover per forza dimostrare qualcosa al suo ascoltatore. Non si vuol stupire e stravolgere a tutti i costi.

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Ecco Brush Up!

L’impressione generale è quella di esser, per tutta la durata del cd, immersi in un mondo in cui la ballad, la song e la canzone dominano La Musica. Questa idea guida l’ascoltare in quel processo di pacificazione che era stato annunciato, e promesso, sin dal primo brano (Reset). Pacificato sembra anche l’ospite Fabrizio Bosso; egli si inserisce alla perfezione nella poetica del quartetto riuscendo a non far sembrare la sua solo un’apparizione fugace e di maniera. “Brush up” è – a ragione di questo suo tono sincero, umile e cristallino – un disco che ben allieterà i più diversi “tipi” d’ascolto e d’ascoltatore.

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