-Cos’è il progetto chitarre?

G.C: Il “PROGETTO CHITARRE” nasce dall’AMORE per la CHITARRA e dal desiderio di condividerne la passione. Ho ideato un percorso storico-didattico intorno alla chitarra jazz e ai suoi protagonisti, coinvolgendo alcuni dei più attivi chitarristi e didatti. Ognuno di loro affronterà un chitarrista, e iniziando da una necessaria nota biografica affronterà lo stile e le caratteristiche filtrandole attraverso la propria sensibilità. Ogni incontro sarà basato su del materiale didattico, a cura dell’insegnante, che sarà rilasciato in versione PDF. Non sarà ovviamente possibile trattare tutti i chitarristi, e come succede per ogni selezione resteranno fuori alcuni, non per minore importanza, ma semplicemente per necessità di scelta e affinità con l’insegnante. Ci sarà per “rimediare” un incontro finale dove saranno storicamente trattati tutti i chitarristi “esclusi” ma necessari per una panoramica sulla chitarra jazz.

-Ho visto che avete effettuato una selezione molto particolare sugli incontri tematici. Su cosa sono incentrati?

G.C: I chitarristi che sono stati presi in esame e analizzati sono 11 più un incontro dedicato ai decenni del jazz e la chitarra, così da coprire un intero anno. Gli incontri, sono divisi in 3 ore il mattino e 3 ore il pomeriggio, poi per chiudere la giornata di studio l’insegnante gli allievi s’incontrano in un concerto serale:
1) Django Reinhardt
(Giammarco Polini 24 Gennaio)
2) Charlie Christian
(Luca Pecchia 21 Febbraio)
3) Wes Montgomery
(Nicola Cordisco 13 Marzo)
4) Peter Bernstein
(Mauro De Federicis 17 Aprile)
5) Joe Pass
(Nicola Cordisco 15 Maggio)
6) Pat Martino
(Domingo Muzietti 19 Giugno)
7) Pat Metheny
(Roberto Zechini 24 Luglio)
8) Lenny Breau
(Giacinto Cistola 21 Agosto)
9) Bill Frisell
(Walter Pignotti 18 Settembre)
10) Jim Hall
(Lamberto Di Piero 16 Ottobre)
11) Kurt Rosenwinkel
(Filippo Gallo 20 Novembre)
12) I decenni del Jazz e la chitarra (Biografia e Ascolti 18 Dicembre)

(ai nomi dei chitarristi troverete, per ognuno, un disco scelto!)

chitarre

-Facciamo un gioco: potresti abbinare ad ogni chitarrista scelto una parola o un aggettivo caratteristico?

G.C: Django Reinhardt Una forza della natura, la sua necessità d’espressione ha spianato ogni cosa davanti al suo cammino artistico, anche il fatto di poter usare solo due dita della mano sinistra, nelle parti solistiche.
Charlie Christian L’uomo giusto al posto giusto.
Wes Montgomery Probabilmente la più grossa influenza nella chitarra jazz.
Peter Bernstein Modernità e tradizione.
Joe Pass La chitarra trasformata in orchestra.
Pat Martino L’uomo che “visse due volte” (imparando di nuovo suonare la chitarra ascoltando i suoi dischi)
Pat Metheny E’ un Mito con la maglietta a righe!!!
Lenny Breau Per Lui c’è una domanda a parte, quindi lo salto.
Bill Frisell L’intelligenza al servizio della Musica.
Jim Hall E’ un virtuoso al contrario, un “sotterraneo” (scava le armonie di un brano fino a farle “crollare” in capolavori melodici/armonici, non ha una tecnica scintillante, ma quando piazza una nota capisci che ha scelto il meglio, è la nota giusta suonata nel punto giusto con tempo, dinamica è gusto. La giusta definizione potrebbe essere “PERFETTA SINTESI”
Kurt Rosenwinkel Il Futuro.

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-Ho visto che tu stesso affronterai un incontro tematico. A quale chitarrista ti sei dedicato?

G.C: Il chitarrista è Lenny Breau e mi ha folgorato dal primo ascolto. Il suo stile è un miscuglio di varie tecniche chitarriste, suona con la tecnica fingerstyle e usa il thumbpick, nasce come chitarrista country (i suoi genitori erano affarmati cantanti del genere) poi s’interessa al jazz e al flamenco e il tutto confluisce nel suo stile unico ed inimitabile. Il mio è più un omaggio alla sua genialità chitarristica/musicale, io estrapolerò alcune cose dal suo particolare approccio al jazz (armonici artificiali, voicing e analisi di una composizione). La scelta di mettere Lenny in un percorso storico di chitarra jazz e lasciar fuori ad esempio Barney Kessel, Eddie Condon o Chuck Wayne e molti altri, potrebbe risultare azzardata. Ma l’idea era di pensare a degli Artisti che avessero affinità con chi li avrebbero analizzati e quindi la scelta è stata un po’ legata più agli insegnanti e poi scegliere l’artista che poteva essere più vicino al suo stile.

E secondo te perché non è uno dei più conosciuti?

G.C: Lenny Breau non è  “ troppo conosciuto” in Italia, ma visto la musica che gira nel nostro “povero paese” la cosa non poteva che essere così. Se dovessi dare una giustificazione del perché alcuni chitarristi siano meno conosciuti di altri, e nello specifico Lenny, io penso che uno dei motivi sia il peso che si da ad una delle 3 componenti musicali –ritmo, melodia & armonia-. L’ordine non è casuale, il ritmo è assolutamente la prima cosa che arriva, il battito del cuore è il primo ritmo che ascoltiamo, è storicamente la prima forma musicale dell’uomo, appartiene a tutti, anche chi non ha nozioni musicali, tutti possono essere trascinati dal ritmo e percepire quando l’andamento ritmico è traballante. La melodia è lo scatto immediatamente successivo, necessita si di voglia di capire per potersi emozionare, ma è comunque la parte emotiva della musica, quella che tocca le corde del nostro essere che ci fa piangere o ridere o che si lega ad un ricordo ad un momento. La melodia è sostanzialmente un “sentimento”. La terza area musicale, cioè quella dell’armonia, è la stanza “dell’intelligenza musicale”, è la parte della musica dove prepotentemente entra la razionalità dell’uomo ed è più difficile che arrivi rispetto alle altre due componenti. I musicisti che operano o che tentano di operare in campo armonico, sono “penalizzati” all’orecchio dell’audience per una naturale maggiore complessità di ricerca musicale, quando poi, a fare questo è un chitarrista la cosa si fa ancora più complessa, anche perché la chitarra sottintende dove il pianoforte (il principe degli strumenti) espone. Lenny s’ispira chiaramente al pianoforte quando suona, senti sempre l’armonia sotto le sue linee melodiche, tenta un equilibrio tra le parti e la bellezza è nascosta li dentro. Io trovo che ci sia una grandissima affinità tra Lenny Breau e Bill Evans. Entrambi hanno una delicata bellezza nascosta nella profondità della loro musica che non traspare in superficie, la percepisci ma non si concede se non hai il “coraggio” di metterti in gioco nell’ascolto. L’ascolto è l’azione che chiude il cerchio in musica.

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