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Parte I: Le basi di una rivoluzione

Di Lorenzo Matricardi

Ci sono molti modi di cantare. Qui si cerca di abolirli, di distruggere, di sganciare la voce dalle sue ipoteche espressionistiche. Un cantante lirico, il belcanto, viene intrappolato all’interno di uno stile: si sviluppano i muscoli in una direzione, non si può fare un’altra cosa. […] Io mi occupo di suono e mi occupo di cercare quel tratto differenziale, quelle piccole differenze che formano quel materiale fonico che noi non sentiamo, le piccole differenze che formano la parola. […] Qui si fanno esperimenti sui limiti del linguaggio e può essere utile a un bambino, allo psicanalista, al foniatra, al logopedista, al folle, alla casalinga, può essere utile per tutti; siamo in 5 miliardi ad utilizzare la voce, ma non la utilizziamo molto bene. Vogliamo scoprire quali sono i limiti del linguaggio oggi nella nostra società. La gente si può impressionare a vedere queste cose qui, ma sono cose facili, basta capire come funzionano

Demetrio Stratos nasce ad Alessandria d’Egitto il 22 aprile del 1945 da genitori greci. Il suo vero nome è Efstràtios Dimitrìu (in greco Ευστράτιος Δημητρίου). Vive ad Atene per tredici anni e sin da piccolo mostra grande interesse per la musica, iniziando a studiare pianoforte e fisarmonica al prestigioso “Conservatoire National d’Athènes”. Nel 1957 si reca a Cipro, dove si iscrive al “Catholic College of the Holy Land” di Nicosia, ottenendo anche il passaporto cipriota. Nel 1962 si trasferisce a Milano, per studiare alla Facoltà di Architettura del Politecnico. Col trasferimento in Italia decide anche di cambiare definitivamente il suo nome in Demetrio Stratos, invertendo il suo cognome (Demetriou) con il nome di battesimo (Eustratios). A Milano coltiva ulteriormente la sua passione per la musica: forma un gruppo musicale studentesco di soul, blues e rhythm and blues e intraprende diverse esperienze all’interno di vari studi di registrazione, finché, nel 1966, si unisce come pianista e voce solista ai Ribelli, gruppo nel quale milita fino al 1970 e con cui registra svariati 45 giri di successo (come la celebre Pugni chiusi) e un album. In seguito allo scioglimento dei Ribelli, Stratos prosegue la sua carriera di musicista pubblicando un 45 giri per l’etichetta “Numero Uno” di Lucio Battisti e fondando, nel 1972, gli Area, con i quali si affermerà in Italia e all’estero sulla scia del progressive rock e della fusion. Nel 1978 lascia gli Area per dedicarsi esclusivamente alla ricerca vocale, incrementando da questo momento in poi la sua fama a livello internazionale. In molti rimangono infatti affascinati – o semplicemente incuriositi – dai suoi esperimenti, tanto che John Cage decide di invitarlo a tenere una serie di concerti al “Roundabout Theatre” di New York. Nel 1979 Demetrio Stratos viene colpito da una gravissima forma di anemia aplastica che lo costringe ad un lungo periodo di degenza presso il Memorial Hospital di New York dove, in seguito all’improvviso aggravarsi delle sue condizioni, muore il 13 giugno per collasso cardiocircolatorio.

Ripercorrere la biografia di questo artista, seppur in maniera rapida, può risultare particolarmente utile – se non fondamentale – per capire quanto le sue esperienze di vita siano state significative nel processo di creazione di una cultura musicale tanto varia quanto sterminata, e come da esse sia scaturito un irrefrenabile desiderio di ricerca e sperimentazione. Stratos era cosciente di ciò e per questo si riteneva un “privilegiato”: essere nato ad Alessandria gli aveva infatti permesso di vivere l’esperienza del passaggio dei popoli e di assistere al vero “traffico” della cultura mediterranea, con le sue diverse etnie e le intense pratiche musicali. Sin dalla nascita inoltre, la musica tradizionale araba è entrata a far parte del suo “background” culturale e, essendo nato in una famiglia ortodossa, ha avuto la possibilità di assistere frequentemente alle cerimonie accompagnate da musica religiosa bizantina. Con il trasferimento a Milano ha potuto poi venire a diretto contatto con diversi generi di musica occidentale; dal blues al soul, passando per la musica leggera e approdando infine nel mondo del rock progressivo. Il prodotto di queste esperienze fu la voglia di immergersi nella sperimentazione più profonda, senza limiti, alla ricerca di tutte le possibilità offerte dal suo strumento interiore, la voce.

Il primo impulso di Stratos verso lo studio della voce nasce dall’osservazione della cosiddetta “fase di lallazione” di sua figlia Anastassia. Egli notò che la bambina – che inizialmente giocava e “sperimentava” con la propria voce – andava gradualmente perdendo la ricchezza delle sonorità vocali con l’acquisizione del linguaggio. L’otorinolaringoiatra e foniatra audiologo Oskar Schindler spiega che

la lallazione è proprio il gioco di tutte le possibilità combinatorie di tipo muscolare, quindi le produzioni di tipo sonoro di un soggetto in età di lallazione sono infinitamente superiori rispetto a quelle del soggetto adulto, il quale restringe di parecchio il campo delle sue produzioni, in modo da essere consono con le scelte che ha fatto il suo gruppo culturale.

Stratos affermava che «il bambino perde il suono per organizzare la parola». Questa osservazione attraverserà poi per intero il suo percorso artistico. Già durante il periodo degli Area, infatti, Demetrio Stratos decise di liberarsi dai codici e dagli stereotipi musicali vigenti nel mondo della musica “commerciale”, scegliendo la strada dell’improvvisazione e della ricerca, contrapponendosi di fatto alla vocalità vuota e ripetitiva della pop star.
La sua ricerca era basata interamente su un interrogativo di partenza: che cos’è la voce? La voce è stata, innanzi tutto, la prima vera forma di distacco dalle grida dei primati. La voce, e solo essa, ha consentito un fondamentale salto di qualità nella connessione delle menti e ha aperto il lungo cammino verso lo sviluppo del linguaggio verbale. Dalla coscienza della voce, poi, derivò lo sviluppo della condizione umana. Demetrio Stratos disse: «Noi siamo estranei alla voce per un motivo molto semplice: non sappiamo la sua provenienza, non sappiamo da dove arriva, dove va, che tipo di veicolo è e come funziona».

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Il primo passo della sua ricerca fu quindi quello di introdurre il concetto di voce-musica, ovvero una voce considerata nella sua individualità e non vincolata unicamente ed esclusivamente alla parola e al suo discorso di significato verbale. Stratos si ribellava così al concetto di voce “belcantistica”, combattendola con una strategia ed una pratica liberatorie. Nel suo saggio “Diplofonie ed altro” egli sostiene che «la voce è oggi nella musica un canale di trasmissione che non trasmette più nulla». La voce come veicolo della parola ruba dunque spazio alla voce-musica, privandola delle sue sfumature istintive, grezze, rumorose, man mano che ci si avvicina all’età adulta e ad una vocalità dominata dai meccanismi culturali di controllo e dagli imperativi della società di mercato. Demetrio Stratos vuole far si che il significante prenda il sopravvento sul significato, liberando il suono da una sorta di gabbia semantica. La voce è da secoli subordinata ai dettami della tecnica: considerata come uno strumento, una macchina perfettamente addomesticabile al servizio di un’estetica armoniosa e mai fuori dagli schemi, mai “anarchica”. Egli punta dunque a scardinare questi ben oliati meccanismi con la sua voce, emessa nella sua materialità, nella sua genuina sgradevolezza e rivoluzionaria spontaneità, portando avanti una sua personale critica in un contesto rivoluzionario come quello dell’epoca, in cui la vocalità assumeva un profondo ruolo contestatore.

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