La figura del musicologo, anche per suoi meriti storici, spesso si adagia sopra il suo naturale talamo, gelosamente custodito, di luoghi comuni ai quali si aggrappa con forza e disperazione per garantire, nella società, la propria identità.
C’è chi declina il suo profilo intorno il conservatorismo più incallito, chi attraverso le ceneri dello scientismo, chi nella “giocoleria” e chi lo proietta costantemente verso la prostituzione intellettuale.
Il musicologo però non deve essere condannato: egli è solo un uomo che, con molta fatica, cerca di orientarsi in quell’ormai oscuro universo che è la musica.
Il suo astio è da comprendere e la sua insoddisfazione è tutta da accettare.

Oggi, forse, possiamo prendere delle posizioni più decise e mediate da figure molto meno declinate.
Cerchiamo di trovare un piccolo spazio per chi, nelle sue apparizioni, è costretto nel ruolo di garante per tutto quanto, quotidianamente, ripudia.

Beffa!

Il musicologo, forse, non ha ancora capito la logica dei nuovi media.

Il musicologo, probabilmente, non esiste.

L.P

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