FRANK ZAPPA’S 200 MOTELS

FRANK ZAPPA’S 200 MOTELS

o meglio, le schizofrenie visive di Zappa & co.

di Alberto Ciafardoni

Uscito nel 1971 per la regia di Tony Palmer e Frank Zappa (che ne hanno curato praticamente ogni parte dal soggetto in poi), il film “200 Motels” è un oggetto di non facile identificazione.

A cavallo tra documentarismo, surrealismo e musical, è difficile spiegarne anche la trama, visto che ciò che si vede può essere interpretato secondo diversi punti di vista: presentato come “the logical extension of our [delle Mothers] concerts and recordings”1, può essere visto come un documentario sulla vita on the road, può essere visto come una biografia delle Mothers of Invention (molti episodi narrati nel film sono estrapolati da situazioni reali), può essere visto come un film sul solo Zappa e la sua figura distorta e multiforme (Zappa è, per gran parte del film, un uomo che crede di essere Zappa, ovvero Larry -alias Ringo Starr-, nonché compositore delle musiche ed eminenza grigia che gestisce le dinamiche del gruppo).

Il surrealismo che sottende l’opera causa una distorsione che rende l’opera decisamente difficile da fruire: vedremo Keith Moon impersonare, inspiegabilmente, una suora: spezzoni di esecuzioni delle Mothers faranno capolino di tanto in tanto, mentre si profila all’orizzonte anche il difficile rapporto di Zappa con le orchestre, tanto desiderate quanto ripudiate nel corso della sua carriera; alcuni membri del gruppo decidono di abbandonare il gruppo per dedicarsi alle loro carriere soliste…Il tutto in maniera discontinua e frammentata, con recitazioni peraltro abbastanza approssimative e grottesche da parte del cast (che nella maggior parte dei casi recita sè stesso).

Tecnologicamente parlando, il film presenta caratteri di sicuro interesse: girato direttamente in videotape, viene effettato in tempo reale tramite solarizzazioni, superesposizioni e quant’altro, non subendo alcun trattamento del genere in fase di post-produzione, per poi essere trasposto in 35mm.

Girato con un budget a dir poco spropositato (quasi 700000 dollari), tagliando anche moltissimo materiale girato fuori dal montaggio (alcune scene del quale possiamo vedere in un documentario uscito nel 2009 su “200 Motels”), il film è schizofrenico e del tutto ingiustificato. Sembra anche strano che Zappa, noto perfezionista, abbia acconsentito alla diffusione del film in queste condizioni.

A meno che…

A meno che Zappa stesso non fosse divertito dall’assurda ingestibilità del film. È noto come gli episodi di avanspettacolo che regalava con le Mothers of Invention sul palco andavano sempre ben oltre l’accettabile, in un situazionismo esasperato e a tratti indigesto, quindi perché escludere questa ipotesi? Possibile che Zappa, il sergente di ferro della musica rock che obbligava i musicisti a 8 ore di prove al giorno, che si lamentava dei fiatisti che si facevano “un bicchierino” durante le pause delle prove e che dai ’70 in poi accentrò in sè le figure di produttore, fonico, compositore e musicista, avesse pensato ad un set totalmente libero, con un canovaccio non molto sensato a fare da guida e una quasi non-gestione della scena?

“200 Motels” può, quindi, essere un modo di osservare il mondo visto da Zappa senza troppe indicazioni, in maniera quasi naturale, con un umorismo latente e distorto che va ad amplificarne i lati grotteschi: diventa un modo di entrare nella psicologia dello Zappa musicista ed umorista.

Oppure è semplicemente un film brutto.

1David Walley, No Commercial Potential: The Saga of Frank Zappa (1972)

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