di Emanuele Franceschetti

E’ con Don Giovanni che si è scelto di inaugurare il ciclo degli otto colloquia organizzati dalla sezione musicologica del dipartimento di studi Greco-Latini, Italiani, scenico-musicali dell’Università ‘La Sapienza’. Otto appuntamenti di ricerca e approfondimento musicale e storico-letterario, nati sotto il segno dell’incontro e del dialogo tra arti e discipline, da sempre cifra peculiare dell’approccio e dell’indagine musicologica. Si apre così -nel migliore dei modi, vien da dire- una rassegna di preziosi interventi ad opera di voci autorevoli. Occasioni e pretesti d’incontri, ripensamenti, riletture.
Roberto Escobar, che oltre all’impegno accademico (è docente di Filosofia Politica all’Università di Milano) e a quello di critico cinematografico (premio Ennio Flaiano, nel 2001) è anche autore di numerosi saggi filosofico-letterari, ha voluto dedicare a Don Giovanni il suo ultimo lavoro (La fedeltà di Don Giovanni, Il Mulino, 2012), riconsegnandoci con audacia ed entusiasmo una figura del celeberrimo libertino rinvigorita e luminosa, liberata da ogni fosca parvenza di empio (inevitabilmente) punito e riabilitandolo, invece, proprio in virtù della sua fedeltà: capovolgendo così lo stesso assunto diversamente declinato nelle diverse intitolazioni ( l’ateista fulminato, il dissoluto punito..) , Escobar si pronuncia con entusiasmo a favore in un definitivo affrancamento di Don Giovanni, l’archetipo interamente libero –e alla sua propria libertà fedele senza esitazione alcuna- persino nel momento ultimo del giudizio del cielo e della storia. Neppure la fatidica sentenza del Commendatore riesce a corromperne il codice, pervicacemente incarnato fino alla fine: nel celebre ‘’non l’avrei giammai creduto, ma farò quel che potrò’’ sembra risuonare, più che la cieca ostinazione dell’empio di fronte alla presa di coscienza della propria fine, la forza di un’inviolata fedeltà, l’ultimo sì di Don Giovanni.

Gli appuntamenti avranno luogo, con cadenza grossomodo quindicinale, nell’aula ‘Nino Pirrotta’, al quarto piano dell’edificio di Lettere e Filosofia:

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