di Ludovico Peroni

Pochi di noi leggeranno questo breve scritto: è inevitabile.
E’ da qualche anno che a dettare le leggi della comunicazione è una tendenza preoccupante: il disgustoso piacere per il grottesco ed il brutto.
Molti insipidi frequentatori delle accademie etichettano tutto questo semplicemente come “
Trash”.
Forse le etichette ci piacciono e forse è il nostro insulso desiderio esterofilo a guidarci in questa contemporaneità, ma la situazione, a mio avviso, è assai allarmante.
I nostri mezzi di comunicazione ci arricchiscono enormemente per facilità di fruizione e condivisione di nuovo materiale, ma hanno anche un’altra caratteristica: innalzano esponenzialmente i prodotti che più si rivolgono al puro intrattenimento ed alle fasce di utenti meno critici che compongono la nostra società.
Cosa significa?
Alla nostra attenzione verranno portati sempre più i prodotti di qualità infima.
Perché?
La nostra cultura ormai si basa sulla condivisione (sembra quasi un ritorno alle antichità della comunicazione!), ma purtroppo questa condivisione è spersonalizzata e cioè avviene quasi esclusivamente per via telematica.
I garanti della qualità dell’informazione sono solta fattori effimeri e basati esclusivamente sul “mi piace”.
Una banale considerazione poi ci porta a valutare che l’utenza media del web è composta da adolescenti e da persone che utilizzano la rete mondiale per trarne fuori qualche profitto facile.
Tutto ciò che viene condiviso, visto, tutto ciò che è piaciuto a qualcuno crea un vortice che si annida in questa grandissima mediocrità e poi viene riproposto al mondo indiscriminatamente come “video più visto”, “musica più ascoltata” o “sito più frequentato”.
E’ tutta un’illusione di scelte.

Chi non conosce l’avvocato Andrea Dipré?

Ha saputo cavalcare l’onda della sua immagine e grafica da critico da emittente regionale- provinciale per essere legittimato dai nostri “mi piace” a porre la soglia del grottesco e del volgare sempre oltre le aspettative dell’utente.

Conoscete anche il fenomeno dei canali youtube dedicati ai giocatori videoludici?
Sono personaggi creati per intrattenere l’utente medio con un montaggio di immagini tratte dalle loro partite ai videogiochi: inserendo in diretta un commento ricco di sproloqui o di banalità riescono a confezionare un prodotto che oggi gode di un’ estrema popolarità.

C’è anche il fenomeno delle “finte recensioni”: spesso dei gestori di canali imbastiscono interi video o articoli per parlare di prodotti di infima qualità (film, libri, spettacoli, persone o, ancora, videogiochi)…una qualità sempre vicina al Trash.
In somma...ci piace il brutto e ce ne siamo circondati avidamente.

Il fenomeno in sé e per sé ha anche strappato delle grasse risate anche a chi scrive, ma poi ha cominciato a preoccuparci una volta valutata la sua reale portata e la sua chiara derivazione.

Tutti i prodotti che hanno avuto una grande diffusione hanno creato anche una propria macchina della contraffazione e questo fenomeno ormai è stato teorizzato e formalizzato esportandone il modello su vari fronti.
Ma è tutto falso! Questa subdola imitazione di un fenomeno grottesco passa per “i talenti incompresi” di X-Factor, per le finte liti di Vittorio Sgarbi, per i plastici di Bruno Vespa, per Dubsmash, per gli insulti di MasterChef, per le notizie di cronaca nera e per molta della musica prodotta.
Uno degli esempi più forti di questa “imitazione del Trash” è fornita dalla serie web ideata da Lory Del Santo.
Non ne sono sicuro, ma tutto questo sembra quasi esser favorito anche dalla volontà di chi condivide nel fare notizia e facile scalpore tra le cerchie dei propri amici virtuali.
Non ci illudiamo che tutto questo processo non sia però influente sulla nostra vita concreta: il web, legittimando questi fenomeni, pone però loro su un piedistallo in grado di oscillare ogni volta che la morale dei fautori del fenomeno ne può aver il desiderio.
Gli utenti di questo Web sono in grado, con un solo video o considerazione, di influenzare il giudizio di qualche milione di persone (sono queste le cifre) e veicolare una quantità di messaggi che supera istantaneamente un nostro processo di completa scolarizzazione media.
Noi, personalmente, un po’ di paura ce l’abbiamo ed, a volte, preferiamo il silenzio.
Il “Trash” infatti si nutre anche dei giudizi negativi, le stroncature e le campagne punitive.

Questo breve scritto non vorrebbe essere una demonizzazione di tutti i nostri fenomeni della contemporaneità, ma semplicemente un appello al giudizio di chi legge.
Non di rado ci ritroviamo anche noi a vagare senza meta tra i video di Youtube e le pagine dei Social Network senza vivere il processo di ricerca in maniera attiva e consapevole.
La nostra coscienza critica ha bisogno di più silenzio e di quel processo che molti chiamano la “sospensione del giudizio”: un momento di riflessione profonda ed isolata dagli eventi.
Auguriamo, a tutti i cari lettori, una navigazione, nella nostra contemporaneità, quantomeno più silenziosa e consapevole.

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