Josè Daniel Cirigliano: come il clarinetto innova

opere per clarinetto

di Ludovico Peroni

In questo breve periodo di attività di RM abbiamo potuto saggiare quale effettivamente possa esser lo spirito che muove l’avanguardia contemporanea nei vari generi.
L’avanguardia, nel passato più prossimo alla nostra epoca, ha avuto come obiettivo principale quello della ricerca per destrutturazione delle forme, dei suoni e dei concetti.
Ora paradossalmente assistiamo ad un fenomeno inverso: da questo universo destrutturante – in costante espansione – gli artisti più accorti stanno attingendo a piene mani, ma con un pensiero più attento alla comunicazione con l’ascoltatore.
Un ordine spesso non costituisce una necessaria limitazione, ma può risultare una guida necessaria alla ricerca.

Opere Contemporanee Per Clarinetto

Il CD di Josè Daniel Cirigliano traccia una linea ordinata che attraversa tutta l’avanguardia degli ultimi decenni e ci consegna una sorta di “enciclopedia” selezionata della letteratura del clarinetto contemporaneo.
“Opere contemporanee per Clarinetto” guida l’ascoltatore verso l’ascolto di suoni, atmosfere ed una riconsiderazione drammatica del clarinetto che troppo spesso viene occultata dal panorama musicale contemporaneo.

Cirigliano è più che un esecutore dalle pregevolissime capacità tecniche: riesce sempre a far risaltare la coerenza interna al brano attraverso l’espressività ed il suono.
Il lavoro ci permette di apprezzare composizioni per clarinetto solo, mezzo clarinetto, clarinetto doppio che a volte stupiranno anche l’ascoltatore più critico.
In ogni brano c’è un elemento di sorpresa, sempre magistralmente eseguito, che rende la musica sempre interessante e stimolante.

A questo punto, come di nostro consueto, reputiamo più edificante presentare un colloquio diretto con l’artista più che lungaggini verbose sulla nostra percezione della musica.
Ringraziamo Josè Daniel Cirigliano per il magnifico disco e per la grande disponibilità all’intervista.
Grazie a chi permette ancora alla musica di rimanere strumento di comunicazione della bellezza.

-Qual’è il significato profondo che lei attribuisce al termine “ricerca”?

Cirigliano:“C’è una ricerca sul suono: Il suono nella musica contemporanea è tutto. Il suono è la sostanza vitale di un brano musicale, elemento attorno al quale ruota tutto. “Suono” in quanto espressione e quindi in continua evoluzione. Va esplorato in tutte le sue componenti, fino a dargli una forma adeguata finalizzata ad una interpretazione che non sarà solo il frutto della soggettività dell’ esecutore, ma sarà anche il mezzo giusto per dar voce alle intenzioni del compositore. C’è una ricerca sulla tecnica: La complicità tra compositore e strumentista è sempre esistita, ma in questo ultimo mezzo secolo la figura di quest’ultimo è ulteriormente cambiata: lo strumentista non è più solo colui che interpreta ed esegue, ma, in molti casi, è anche colui che partecipa in modo dinamico alla fase compositiva, dando importanti contributi dal punto di vista di elaborazioni di nuove tecniche esecutive.

– Spesso ci si rivolge alla musica d’arte contemporanea come un prodotto troppo eclettico e poco vicino alla sensibilità dell’ascoltatore. Questa frattura secondo lei è sanabile?

Cirigliano:“È un fatto puramente culturale. Nelle istituzioni scolastiche, dalla scuola di base al conservatorio, sono completamente assenti programmi con repertori contemporanei ed il tutto è lasciato alla sensibilità di quei pochissimi docenti che si interessano della nuova musica. È tempo, quindi, di pensare ad un percorso didattico adeguato che parta dalla formazione di base fino ad arrivare all’ambito concertistico, ma è importante ed indispensabile anche la acculturazione del pubblico, capace, quest’ultimo, attualmente, di ascoltare solo con un orecchio melodico ed armonico e tutto ciò che deriva dai sistemi tonali.”

– Quali sono le difficoltà tecniche legate all’esecuzione di questo tipo di repertorio con il clarinetto?

Cirigliano: “Le difficoltà possono essere tante ma solo perché, nella maggior parte dei casi, non si conoscono le tecniche esecutive, anche le più basilari. Il tutto è sempre legato ai percorsi di studi presenti nelle varie istituzioni scolastiche, completamente vuoti di ogni riferimento alle prassi esecutive contemporanee. Giusto per essere più chiaro, io mi dedico al repertorio contemporaneo solo perché da giovane studente in conservatorio ho avuto la fortuna di essere stato allievo di un maestro che mi ha magistralmente guidato verso lo studio di musiche che per quel periodo risultavano incomprensibili ma che oggi, ormai, fanno parte del repertorio moderno (e non contemporaneo). Ma ancora più determinante per la mia formazione, (sempre grazie al mio maestro di conservatorio Miche Pepe), è stato l’incontro con il grande clarinettista Ciro Scarponi. Autentico innovatore della tecnica clarinettistica, è stato il punto di riferimento di tutti i compositori del periodo (Donatoni, Gentile, Gentilucci, Morricone, Nono, Sciarrino, solo per citarne alcuni). Grazie a lui ho conosciuto tecniche, repertori nuovi e particolari prassi esecutive. Tali suggestioni e stimoli, non soltanto riferibili alla tecnica strumentale ma anche all’approccio culturale, hanno costituito il punto di partenza del mio interesse per la ricerca e sperimentazione.”

– Parliamo di “Ritual” (brano contenuto nel disco): potrebbe presentarci la tecnica del “doppio clarinetto” ed il contributo che essa ha lasciato nella musica?

Cirigliano: “La versione originale qui presentata comprende cinque movimenti inframezzati di parole e gesti. Il testo comprende citazioni prese a caso da scritti giapponesi del medioevo. Un clarinetto in Sib ed uno in La vengono suonati simultaneamente, appoggiati su un diverso ginocchio. L’autore di questo brano è W. O. Smith (Bill Smith), sicuramente uno dei più importanti clarinettisti ed innovatori della tecnica clarinettistica. Il suo catalogo di oltre 200 suoni multifonici per clarinetto è rimasto, da quando è stato completato nel 1960, uno dei più completi e più consultati documenti del genere. È stato il primo a coniare il mezzo-clarinetto, strumento per cui Fabrizio De Rossi Re mi ha scritto e dedicato “Cachucha”. Io ho ulteriormente ampliato la tecnica elaborata da Smith arricchendo l’estensione del mezzo-clarinetto. La valenza maggiore che appartiene a questo brano afferisce all’ambito timbrico, considerato che esso è il risultato della simultaneità di suono di due strumenti, che pure appartenenti alla stessa famiglia, hanno un colore timbrico differente. Tutto ciò si può considerare particolarmente interessante nell’effetto, per esempio, degli ”unisono” all’acuto in Ethereal, terzo brano di Ritual, in cui il suono produce dei “battimenti” per i quali il ritmo all’ascolto risulta come emesso autonomamente dall’esecutore, ma che in realtà, è prodotto quasi naturalmente dalla sovrapposizione sonora degli strumenti, di cui si è detto.

– Questo suo disco si presenta come un’antologia ragionata dell’avanguardia musicale per uno strumento ben specifico. Domandone: quale sarà la direzione che la musica prenderà da qui ai prossimi anni?

Cirigliano: “Si sente spesso dire che, con la fine degli anni ’70, la musica ha esaurito il suo potenziale espressivo e che quel periodo storico ha determinato il raggiungimento del suo capolinea. In realtà io vedo che, seppur timidamente, oggi sempre più interpreti si dedicano alla nuova musica e con grande impegno la propongono. Spesso i concerti diventano delle vere e proprie lezioni di educazione all’ascolto, in cui il pubblico (tuttavia ancora esiguo!) viene guidato – in modo innovativo – a comprendere i nuovi linguaggi musicali nel tentativo di abbandonare i tanti pregiudizi finora presenti nei confronti di essi. Si prova in tal modo a colmare, nel contempo, le grandi lacune lasciate dall’ attuale organizzazione didattico-educativa di varie istituzioni scolastiche, in merito all’insegnamento della Musica: disciplina incontestabilmente fondante per lo sviluppo delle abilità e la costruzione delle competenze della “persona” considerata nella sua accezione più completa e totalizzante come appare chiaramente espresso da Direttive e Linee guida Europee in fatto di Formazione, sempre più continua (life-long-learning). E dunque, per rispondere alla necessità di una formazione sempre più poliedrica di Individui che apparterranno (e già appartengono!) ad un assetto sociale che, per ragioni antropologiche, sociali e culturali, sarà necessariamente sempre più improntato sulle categorie del Divenire, della Competenza, dell’Inclusività e dei Linguaggi diversi, si può chiaramente concludere che la Musica, disciplina elettiva per le categorie del divenire dell’inclusività e del linguaggio -“altro”, non finirà mai di reinventarsi, trasformarsi, evolversi.

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