Estratti del Convegno Xenocrono II.
Dialoghi:
Aurelio Agostino di Ippona: noto Santo
(NB) Nino Braia: quasi-famoso musicista
(LP) Larue Paquette: ambiguo analista
(MS) Massimo Semimini: forse matematico

Augustinus_1

NB: Sai che il 9 Dicembre è stato l’anniversario cinquantennale del disco A Love Supreme di Coltrane?

LP: Vorresti dire “il cinquantennale delle sedute di registrazione del Disco”. Il disco è del 65.

MS: ……

Agostino: “Penso non vi sia nessuno di parere diverso”

MS: Agostino d’Ippona? Ma cosa ci fa qüa?

Agostino: “Non ho nulla da chiedere circa lo spondeo: veniamo a tribraco”

NB: Eccolo: l’ennesimo straniamento ironico tipico del post-moderno.

Agostino: “Certamente, e approvo senza condizioni”

LP: Ha ragione: anche l’inflazionata frase “chi canta prega due volte” risente di questo problema

Agostino: “Se c’è lode e la lode è in onore di Dio, ma non la si canta, non si ha ancora l’inno. È necessario dunque, affinché si abbia un inno, che ci siano queste tre cose: la lode, che essa sia lode di Dio e che la si canti. Che significano, dunque, le parole: Sono finiti gli inni? Sono finite le lodi che si cantano a Dio. Sembra annunziare una cosa triste e quasi luttuosa. Chi canta una lode, infatti, non soltanto loda ma loda con letizia. Chi canta una lode, non soltanto canta ma ama colui che canta. Nella lode c’è la voce esultante di chi elogia, nel canto c’è l’affetto di colui che ama. Canta insieme, infatti, chi si armonizza; chi invece non si armonizza neppure canta insieme.”  (S.Agostino Salmo 72 v.1)

MS: Ma quindi Coltrane, seppur sassofonista, prega anche lui due volte?

LP: Nell’accezione sopracitata non direi proprio…

NB: Signor sant’Agostino, a me sembra che lei sia uno dei soliti volgari chitarristi da spiaggia che “fin quando si canta e si balla siamo tutti amici” e poi non sa apprezzare chi, invece di cantare, suona, scusi se glielo dico, eh, ma lei insiste.

MS: Sarà per questo che i fans di Coltrane hanno fondato una chiesa a lui intitolata…

LP: Schezi a parte.: c’è questo sito, RM recensioni musicali, che è stato inaugurato per i motivi da lei esposti. Ora, se il suo è un modo di offrirsi per collaborare, le faremo sapere.

Agostino: “Tu hai detto che nel canto e nella danza vi sono molti aspetti volgari; e se pertanto vi impieghiamo il termine modulazione, questa scienza quasi divina si abbrutisce. La tua osservazione è stata in verità assai prudente.” 

LP: Interessante questa accezione di modulazione come sviluppo e come pertinenza ad una certa letteratura, un certo sistema ed una certa cultura.

MS: Scusate l’ignoranza: stiamo parlando di armonia, metro o ritmo?

Agostino: “Rifatti ora a quel che s’è detto circa la modulazione. Poiché ci eravamo orientati a ritenerla una specie di abilità nel muovere, considera ora a che cosa meglio si addica questo nome: al movimento per così dire libero, che cioè per se stesso è ricercato e produce diletto? oppure a quello che è subordinato? è in certo senso servile, in verità, quel che non esiste di per sé, ma ad altro si adopera. Quindi è già probabile che la scienza della modulazione sia la scienza del movimento ben regolato, in modo che il movimento sua ricercato di per sé e di conseguenza rechi per sé diletto.” 

LP: Sì, infatti è per questo che A Love Supreme è così aperto e libero a livello improvvisativo?

NB: …che poi, signor sant’Agostino, lì c’era anche tutto il sottinteso del movimento nero per i diritti civili, ma non siamo qui per fare questi discorsi, non inizi a divagare…

Agostino: “La musica è la scienza del movimento ben regolato. Ma poiché si può dire che bene si muova qualunque cosa che proceda secondo la legge del numero nel rispetto dei tempi e degli intervalli […] , può accadere che tale fluire di rapporti numerici e di misure temporali rechi diletto quando non è necessario.” 

MS: Volevo fare appunto un appunto su questi punti: prossimamente punterò ad un approfondimento sui punti in comune tra matematica e musica

LP: Dai Massimo, magari farai un approfondimento matematico nel prossimo numero: qui non mi sembra proprio il caso.

Agostino: “Poniamo ad esempio che un cantore dalla voce soavissima, pure abile nella danza, voglia esser molle quando invece il tema richieda serietà: allora non si può dire che impieghi bene la modulazione ritmica, in quanto egli usa male, a sproposito, di quel movimento che già si può dire buono perché segue le leggi del numero.”

NB: Un po’ come se qualcuno volesse fare degli editoriali seri, ma ci mettesse in mezzo ogni volta un qualcosa di improbabile, come personaggi inventati o d’altri tempi.

LP: Mi sembra un paragone azzardato e totalmente fuori luogo. A me sembra che la questione sia più quella di capire in cosa consista la musica e capire il suo sottile equilibrio di modulazioni e movimenti.

Agostino: Non preoccupiamoci dunque se la musica viene definita la scienza di modulare o del modulare bene. Per parte mia lascio volentieri in disparte, anzi disprezzo di cuore le discussioni che si appuntano a singole parole: tuttavia tale distinzione non mi dispiace.”

(tutte le citazioni, qualora non indicato diversamente, sono tratte dal trattato De Musica di S. Agostino. Ringraziamo l’autore per la gentile e trascendentale concessione)

Annunci