Un ponte sonoro tra passato e futuro

di Ludovico Peroni

Voglio raccontarvi una storia:

Dal  Passato

Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
Sancte Iohannes

Questa storia parte da un misterioso inno latino scritto dal monaco Paolo Diacono. La particolarità di questo inno a San Giovanni risiede tutta nella sua prima strofa, qui sopra trascritta, dalla quale sono state estrapolate tutte le prime sillabe dei capoversi per nomenclare 6 delle sette note musicali.
Abbiamo appena assistito alla nascita della solmisazione occidentale.
http://it.wikipedia.org/wiki/Solmisazione

Dal Futuro

Il nostro universo ha un suono, i pianeti emettono dei suoni distinti ed identificabili e noi stessi siamo plasmati dal suono.
L’uomo però non è ancora riuscito a sviluppare i suoi sensi a tal punto da riuscire a captare queste vibrazioni infinitamente gravi o acute: viene però investito ed in qualche modo influenzato da queste onde sonore lontane.

Nel Presente

Seven concept

Seven è un disco che in se stesso riassume sonorità senza tempo perché si pone come medium tra i tempi i gli spazi sonori.
Matteo Fioretti, esperto chitarrista di indubbio valore creativo, con Seven lancia una sfida sperimentale: farsi coinvolgere dal suono per poter affrontare un viaggio spazio-temporale.
Il passato ci guida alla lettura di un fenomeno che potrebbe rimanere troppo astratto per la nostra attenzione: la solmisazione è la base speculativa per la modulazione di onde e suoni con cui il chitarrista imbastisce il suo discorso musicale.
7  tracce per altrettanti esperimenti sulle sonorità dei gradi musicali della scala maggiore: un viaggio necessario all’ascoltatore per arrivare alla sperimentazione di suoni che sembrano giunti direttamente dallo spazio.
Un disco che occupa tutta la dimensione caratteristica della musica sperimentale: non vuol piacere per quello che non è, ma si impone per quello che realmente vuol dire.
In questo caso dobbiamo dimenticarci delle canzoni adatte per i lunghi viaggi in macchina o per passare il tempo: per la giusta fruizione di questa musica è necessario un buon impianto audio o una buona cuffia, del tempo da dedicarsi e, magari, un buon bicchiere di vino.
La musica non è solo uno strumento per addolcire il rumore del mondo, ma materia necessaria per il buon sviluppo delle nostre facoltà immaginative, vitali e mentali.
La musica ed il suono devono ricondurci alle radici prime dell’uomo a prescindere dal tempo in cui vive.
Riflettiamo su Seven e dedichiamoci del tempo.
Un grazie a Matteo Fioretti per il lavoro e l’intervista.
Passo, ma non chiudo.

http://www.reverbnation.com/fmsound/album/48150-seven

Che significato ha per te il termine “ricerca”? 

“Ho sempre pensato ad un modo per far esistere i suoni svincolandoli dagli elementi usati tradizionalmente nella costruzione di un brano musicale. Ho cercato di liberarmi dell’armonia, della melodia e del ritmo senza evitarli necessariamente, ma piuttosto percorrendo strade sulle quali questi elementi sarebbero comparsi spontaneamente. Seven è frutto di azioni libere ed improvvise, un continuo mutamento di suoni lasciati esistere semplicemente per ciò che sono fisicamente, in un ambiente sonoro a sua volta in mutamento. La ricerca sta nello strutturare il meno possibile lo spazio musicale rendendolo il più vicino possibile alla vita quotidiana non strutturata, stimolando così la percezione dell’ascoltatore verso una posizione non fissa, con tutte le possibili varianti e sfumature che accadono nel corso di un processo.”

Di che strumenti ti sei servito per registrare ed elaborare il suono?

“Il lavoro musicale Seven è stato realizzato esclusivamente con l’ausilio di un “virtual analog synthesizer” modello Korg MS 2000/B, denominato comunemente sintetizzatore. Si tratta di uno dispositivo a tastiera che può generare imitazioni di strumenti musicali reali o creare suoni non esistenti in natura. In questo caso la tecnica impiegata per costruire gli ambienti sonori è stata unicamente la sintesi sottrattiva, la quale permette di modificare un suono generato da un oscillatore mediante opportune operazioni di filtraggio. In parole semplici, si arriva a costruire il suono desiderato rimuovendo tutte le parti che non ci interessano dal suono inizialmente generato dalla sorgente sonora. Seven è stato concepito nell’arco di una nottata trascorsa in studio, plasmando impulsivamente le materie sonore. Solamente un riascolto successivo, attraverso le impressioni che mi sono state evocate dalle atmosfere sonore, mi ha permesso un’identificazione personale dei sette “paesaggi”.”

Perchè avete pensato ad un flashmob per la promozione del progetto?

“Tra i primi passi compiuti per “animare” Seven, è stata organizzata una performance aperta alla gente comune, con lo scopo finale di trarre formalmente la copertina dell’album. Si è così cercata, anche in questo caso, un’esperienza accidentale, inconsapevoli della riuscita dell’evento, essendo appunto la partecipazione collettiva ad esortare l’opera. Trattandosi della copertina (la forma), si è cercato di rintracciare in primis a livello storico, l’origine della denominazione delle sette note (i contenuti), e ci si è imbattuti nelle vicende legate ai canti gregoriani, e specificatamente nell’Inno a San Giovanni. Come molti sapranno, tale inno è stato poi attentamente studiato e apprezzato dal teorico musicale Guido D’Arezzo, che pensò di estrapolare dalle sillabe iniziali della prima strofa (Ut queant laxis, Resinare fibris, Mira gestorum, Famuli tuorum, Solve polluti, Labii reatum, Sancte Johannes…) la denominazione delle note dell’attuale scala musicale. La performance si è svolta il 22 Ottobre 2011 sulla scalinata della chiesa di San Gregorio al Celio a Roma, luogo che conserva gelosamente la tradizione del canto gregoriano, con l’intento di “comporre” una scala musicale umana. L’evento ha riunito diversi amici, curiosi, passanti e turisti, a “comporre il canto”, ovvero, a reggere un carattere mobile che sarebbe andato a formare l’illustre strofa dell’Inno. Uno degli scatti fotografici che ha documentato l’evento è stato accuratamente selezionato ed è l’attuale copertina di Seven.”

seven concept 2

Come ci si potrebbe riavvicinare al grande pubblico pur facendo ricerca?

“A mio parere, la popolarità si raggiunge solo passando dai mass media o dalle major, per cui mi pare ovvio che la ricerca e la sperimentazione possa arrivare al grande pubblico solo se questa viene proposta dagli interpreti e cantautori del momento. La band più popolare della storia, The Beatles, ad esempio ha inserito sin da subito elementi sperimentali nelle sue composizioni pop, pur rimanendo al passo coi tempi e attenendosi alle mode e alle esigenze discografiche del momento.”

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