Raymond Scott

ovvero come essere un brillante pianista, compositore, inventore ed essere ricordato per aver scritto la musichetta di Bugs Bunny

 di Alberto Ciafardoni

85 anni in breve

Raymond Scott nasce come Harry Warnow nel 1908, nel quartiere di Brooklyn a New York. Lo pseudonimo con cui è universalmente conosciuto è dovuto ad una simpatica quanto funzionale intuizione: arruolato nel 1931 come pianista nell’orchestra radiofonica della CBS diretta dal fratello di otto anni più grande, pensa bene di cambiare nome per evitare accuse di nepotismo al fratello maggiore; intanto, ritenendo i brani che l’orchestra eseguiva di scarso valore, inizia a presentare in maniera pittoresca le sue prime composizioni sotto il suo nuovo falso nome, per le quali sceglie titoli provocatoriamente bizzarri e immaginari, nonché dal sapore dadaista.

scott
Scott lancia un sorriso vincente a noi di RM:”Ciao ragazzi, mi recensite un disco?” “Ci dispiace Raymond, non ci occupiamo delle musichette dei cartoni animati”.

Nel 1936 sfrutta la possibilità di formare il suo “Raymond Scott Quintet” che si esibirà con successo nelle “Saturday Night Swing Session”. Nonostante l’esito positivo, la rigidità e la meticolosità di Scott allontanano gli altri componenti della formazione, delusi dalla mancanza di spazi improvvisativi. La fama di Raymond è, però, in ascesa: raggiunge in breve Hollywood, allarga il suo quintetto e nel ’38 la CBS lo richiama nelle vesti di direttore dell’orchestra, assemblando nel 1942 la prima “racially-mixed orchestra” della storia. Nel ’41, intanto, la Warner Bros inizia a spulciare il suo vecchio catalogo prendendo quelle che poi saranno le universalmente riconosciute sigle dei cartoni animati Looney Tunes, ma Scott , che ritiene quei lavori superati, le concede senza pensarci troppo, inizia a scrivere jingles pubblicitari e continua le sue sperimentazioni, sottovalutando il legame che si sarebbe instaurato tra lui e Duffy Duck.

L’interesse per la sperimentazione elettronica si manifesta con chiarezza nel 1946, quando fonda il Manhattan Research Studio, attrezzato con Martenot, Ondioline ed un organo Hammond modificato, pubblicizzando lo studio come “the world’s most extensive facility for the creation of Electronic Music and Musique Concrete.” Nel 1949 concepisce l’Electronium, uno dei primi sintetizzatori della storia, che lavorava generando musica da sequenze casuali di note, ritmi e timbri.

Crea anche il Karloff, il più famoso Clavivox dotato di tastiera con la collaborazione di un giovane Bob Moog, la Videola (una tastiera dotata di televisore per aiutare nella composizione di musica per film o qualsiasi altra cosa prevedesse immagini), più tardi inventerà anche un sequencer polifonico programmabile; nel contempo fonda delle etichette per gestire l’incredibile mole di musica da lui prodotta.

suona come
“Suona come un umano!”

Nel 1963 compone uno dei suoi lavori più famosi, il triplo LP “Soothing Sounds for Baby”, le cui atmosfere diradate e il cui approccio alla composizione sembrano essere presi dalle correnti minimaliste e anticipare anche la musica “ambient” che si sarebbe fatta spazio nel panorama musicale una decina di anni più tardi; nel 1987 un ictus lo rende quasi del tutto incapace di lavorare e di conversare. Solo nel ’92, dopo essersi dedicato esclusivamente alla musica più o meno dagli anni ’70 in poi fino al già citato stop dell’87, la critica lo riscopre come compositore e sperimentatore, con l’album “Reckless Nights and Turkish Twilights”, uscito grazie alle pressioni di Irwin Chusid, giornalista e storico musicale che scoprì gli archivi segreti di Scott, dopo averlo incontrato in maniera informale insieme alle proprie mogli, nella stessa casa del compositore.

Raymond Scott muore l’8 febbraio 1994.

La musica

La parentesi musicale che sembra essere la più caratteristica del modus operandi di Scott è quella delle Manhattan Research.

scott 2
“Nuovi suoni plastici e astrazioni elettroniche” semplicemente pigiando tasti in posizioni inconsuete.

Manhattan Research Inc. È un doppio CD uscito postumo nel 2000 che raccoglie poco più di due ore di materiale composto e montato da Scott nell’omonimo studio negli anni tra il ’53 ed il ’69 (il disco è stato poi assemblato in maniera contigua dal duo Gert-Van Blom).

Raccolta miscellanea di colonne sonore, jingles pubblicitari, sigle, composizioni a sé stanti e montaggi dall’umorismo ricercato, nonché registrato con tutti gli strumenti che Scott si era creato nel corso degli anni, l’opera rappresenta perfettamente il variegato mondo compositivo dell’autore e quella tensione sperimentale che lo condusse dal pianoforte di un’orchestra radiofonica alla ricerca di algoritmi sintetici e panorami sonori insondati. Sebbene soffra di una generale indefinizione inevitabile per un lavoro postumo di raccolta di materiale, ha comunque un grande fascino: si pone, in un certo senso, a cavallo tra un’opera conclusa e un taccuino di appunti, in un flusso di coscienza abbondante e ricco di idee.

È un lavoro che anticipa le volontà dissacratorie che si manifestano nel mondo musicale di fine anni ’60, dai Residents a Frank Zappa e si concede spazi di musica raffinata, con quel sound retrò e disumano che da al tutto un tono visionario.

“Visionario” è la parola giusta per Raymond Scott, la cui tensione verso il futuro si colora anche di fantascienza alla Asimov, arrivando nel 1949 a dire: “Perhaps, within the next hundred years, science will perfect a process of thought transference from composer to listener. The composer will sit alone on the concert stage and merely ‘think’ his idealized conception of his music. Instead of recordings of actual music sound, recordings will carry the brainwaves of the composer directly to the mind of the listener.”

A cavallo tra jazz (è possibile notare delle intuizioni bebop nel suo lavoro) e musica elettronica, con un passato da pianista ed un futuro da ingegnere del suono, Scott incarna una figura peculiarissima nel mondo della musica e rappresenta -sempre soggettivamente parlando- la tensione ideale del musicista elettronico: il suo mondo era quello del “suono nuovo”, che sfruttava per aggirare il limite della programmazione che, chiaramente, non dava alcuno spazio ai momenti di creazione improvvisata (e d’altronde il musicista non era per lui una figura fondamentale); in un certo senso, la musica elettronica è Raymond Scott. La costante ricerca di nuovi suoni è ciò che da linfa ad un genere, quello elettronico, in cui la programmazione può risultare un limite, in cui non c’è quel quid di imprevedibilità che un musicista apporta con il suo tocco, la sua sensibilità e capacità improvvisativa, sebbene negli ultimi anni si stiano percorrendo strade interessanti in questo senso (ma se ne parlerà altrove).

Più in generale, però, è quel sentimento di ricerca del nuovo che rende la figura di Scott estremamente affascinante. Disposto a sporcarsi le mani pur di tralasciare lo spartito e dedicarsi alla costruzione di strumenti che gli consentissero di avere qualcosa di nuovo da sfruttare, per poi lasciarlo e dedicarsi ad un nuovo progetto.

Che siano le musichette dei cartoni animati non importa, basta che i suoni siano quelli giusti.

Annunci

One thought on “Raymond Scott

Add yours

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: