I Flat Bit!

Vi segnaliamo, in questa parte della nostra recensione Bit…i Flat Bit.
Ascoltando con piacere l’ultimo loro lavoro su ci è venuta la curiosità di intervistare questi giovani artisti emergenti.
I Flat Bit sono una giovane band del pesarese al loro primo EP, che mostra però molte potenzialità. Di stampo decisamente elettronico e ispirati profondamente dalle sonorità dei Subsonica (soprattutto nelle linee vocali), i Flat Bit non rinunciano di certo a pigiare sull’acceleratore e ad esprimere un’immensa energia, sfociando spesso e volentieri in un rock più sporco.

I Flat Bit sono:
Stefano Vergari – voce
Roberto Baldani – basso
Emanuele Vincenzi – chitarra/synth
Alberto Borgia – batteria
Claudio Baldani – fonico/assistente palco
Oggi daremo la parola direttamente ad un rappresentante dei Flat Bit; Stefano Vergari.

Ciao Stefano. Potresti dirci da dove nasce il nome“Fat Bit”? 

Stefano: “Il nome Flat Bit nasce in maniera molto spontanea e del tutto naturale;
Una sera abbiamo ascoltato un po di musica sul PC per creare sottofondo, e tra i tanti pezzi della playlist casuale di Youtube era presente “Flat Beat” del produttore/Dj francese Mr.Oizo; Bene, quel pezzo è un autentico capolavoro dell’house anni 2000. Nel video della canzone il protagonista assoluto è “Flat Eric” un animaletto giallo di non ben specificata natura e provenienza che si muove a tempo di musica mentre fa altre cose bizzarre, se non conoscete il video andatevelo a vedere, vi sentirete meglio! Lui diventò una vera propria icona di quegli anni e anche se noi eravamo abbastanza piccoli all’epoca, abbiamo voluto onorare il grande Eric dedicandogli il nome della band.”

Come definireste la vostra musica?

Stefano: “Il nostro suono è in continua evoluzione; fortunatamente non ci siamo mai voluti focalizzare su un genere specifico, e cerchiamo sempre di imparare da tutti gli stimoli, musicali e non che ci saltano all’orecchio. Io personalmente ascolto moltissima musica, leggo interviste, vado ai concerti…cerco di tenere la mia ispirazione in allenamento facendo ciò che mi interessa, perché una persona annoiata non è ispirata.Nel nostro suono le influenze sono tante, dall’elettronica anni duemila, alla drum’n’bass, passando per il Punk Rock.  Proveniamo tutti da band differenti che suonavano generi differenti, quindi ognuno di noi ha un impostazione diversa e ascolti diversi alle spalle, ma spesso proprio questa diversità di gusti ci aiuta ad inserire nei brani delle sfumature veramente variegate.”

A proposito dell’ultimo lavoro…

Stefano: “”Scala di grigi” è il nostro primo lavoro in studio, che racchiude al suo interno cinque brani, tra questi una collaborazione con un produttore molto giovane del nostro territorio, Davide Petrelli. Questo disco è stato molto desiderato e sognato da tutti noi; dopo poco meno di tre anni insieme abbiamo sentito la necessità di esprimerci, e per farlo abbiamo scelto dei pezzi che avevamo scritto agli inizi, e altri completamente inediti che sono nati proprio per Scala di grigi. Scriviamo di cose che accadono realmente, di ciò che viviamo in prima persona, stati d’animo,situazioni,contesti comunque reali perché il nostro obiettivo è anche quello di creare l’effetto “specchio” ovvero far immedesimare le persone nelle canzoni,partendo da esperienze che noi per primi abbiamo vissuto. A questo disco abbiamo dato un’impronta leggermente più rock, penalizzando un po la parte elettronica; ciò che mi piace veramente del nostro primo lavoro è la spontaneità e la sincerità delle canzoni; prendi Vivere A Metà per esempio parla di un dopo serata, di un ritorno a casa dopo una notte di festa; Per l’immaginario comune la canzone adatta per il “ritorno” è quasi sempre composta da una chitarra acustica, voce fioca, gente che sbadiglia sui sedili posteriori, e altri scenari da post apocalisse! Noi invece abbiamo realizzato un pezzo sulla falsa riga della drum ‘n’ bass, con un retrogusto di Punk Italiano, come per dare una sveglia : “Hei tu! se vivi al massimo, la festa non finirà mai!”; ogni volta che lo riascoltiamo ci da una carica esplosiva! Comunque, Scala di grigi lo vediamo e lo vedremo sempre come un punto di partenza e non di arrivo, anche se ci ha dato e ci sta dando tantissime soddisfazioni.”

Di cosa ha bisogno la musica oggi secondo voi?

Stefano: “La musica ha bisogno di musica, prima di tutto. Vedo qualcuno che si fa prima il book fotografico e le magliette, poi inizia a suonare! In Italia le band indipendenti da quattro/cinque anni a questa parte, stanno registrando numeri da record, questo grazie anche alle molte etichette indipendenti che sono nate sull’onda di questo successo della musica non proprio mainstream. Nell’ultimo anno ho assistito a tantissimi concerti di gruppi che fino a qualche tempo fa erano pressoché sconosciuti o da veri intenditori del settore; per citarne alcuni “Tre Allegri Ragazzi Morti, Zen Circus, Kutso..” E’ stato incredibile vedere quanta gente riescono ad attirare queste band nei propri live spesso gratuiti, pur non passando per radio, almeno non in quelle nazionali. In Italia le cose dal punto di vista musicale sono cambiate da qualche anno, anche se la TV ti fa ancora credere il contrario. Prima, con i reality show come Amici, si diventava subito famosi per poi affermarsi con il tempo e in pochissimi riuscivano a durare più di un anno. Adesso sembra che stia funzionando meglio la cosa, prima ti affermi, poi diventi famoso, come è giusto che sia! Ecco perchè tornando al principio, la musica, secondo me, ha bisogno di musica. Noi stiamo cercando di crescere e lo stiamo facendo solo ed esclusivamente con le nostre forze, quindi autofinanziandoci. In Italia ci sono migliaia di band indipendenti di enorme talento, e il livello sia tecnico che di produzione si è alzato in maniera esponenziale! Noi siamo qui, in mezzo a questo mare di band, qualcuno emerge altri annegano…vedremo il destino cosa ci riserverà. Un ringraziamento speciale alla redazione di RM recensioni! Un’iniziativa davvero originale ed innovativa che aiuta la musica di tutti i generi e provenienza a farsi conoscere, continuate così e in bocca al lupo per la vostra iniziativa!”

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