Di Ludovico Peroni (RM)

Rm cerca di essere sempre in linea con le buone novità. Questa volta abbiamo addirittura preceduto la distribuzione di un disco che si presenta come molto interessante.
“L’era dell’Acquario” è un prodotto eccellente che danza continuamente in bilico tra il Jazz e molte altre ibridazioni.
Siamo stati letteralmente “rapiti” dalle citazioni ed i richiami affidati ai titoli delle composizioni, alla grafica della copertina del disco e dai continui ammiccamenti musicali dalle più disparate provenienze.: è un disco da ascoltare, leggere e tenere in mano con estremo piacere.

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Il quintetto è guidato dal chitarrista Andrea Molinari nella sua prima prova discografica da leader; la formazione, sempre compatta ed efficace, riesce a mantenere alta l’attenzione dell’ascoltatore con un’improvvisazione levigata e controllata formalmente dalla magnifica scrittura del chitarrista.
Stupende le melodie.
Il disco si veste di interesse sia al cospetto dell’ascoltatore impegnato che verso quello disimpegnato.
L’atmosfera dei brani riesce a restituire completamente l’idea di fondo che è poi riscontrabile negli strati più profondi della composizione e dell’interazione tra i componenti del gruppo: Domenico Sanna (piano); Luca Fattorini (contrabbasso); Marco Valeri (Batteria); Logan Richardson (sax contralto).
Da trascrivere, ma anche da ascoltare tranquillamente in macchina!
A destare ancora più interesse sono le parole del musicista e maestro Paolo Damiani che presentano il lavoro del quintetto senza paura di sbilanciarsi troppo sulla qualità del lavoro.
Leggiamo tra le note di copertina:

Tra i giovani chitarristi che si stanno facendo notare da pubblico e dalla critica più attenta, Andrea Molinari è certamente uno dei più originali e creativi. […] Andrea ha il raro dono della sintesi e riesce con poche note a dipingere temi trasparenti e sempre coinvolgenti […]. Questa è ottima musica, costruita su solide radici e proiettata nel futuro, quello luminoso del miglior jazz europeo. (Paolo Damiani)

Vogliamo, su questo premesse, conoscere meglio l’esordiente leader Andrea Molinari e vi proporremo per questo motivo un’intervista.
Siamo curiosi ed abbiamo bisogno di alcuni chiarimenti sopra alcune questioni…

“L’era dell’Acquario”: Perché?

Molinari: “Il titolo è dovuto alle suggestioni date dalle profezie Maya che non si riferivano, ovviamente, alla fine del mondo bensì al cambio dell’ere. Il concetto del cambio delle ere fa riferimento a questo: uscivamo dall’era dei Pesci ed entravamo nell’Acquario e cioè in quella moderna. Questo è un semplice parallelismo per raffigurare dei grandi cambiamenti che ci sono stati nel mondo (ad es. climatici) oltre che nella mia vita e nel mio modo di concepire la musica.”

Sembra che quasi che ogni brano racchiuso in questo disco rappresenti una sfumatura di questo cambiamento. E’ giusto?

Molinari: “Sì, penso sia corretta come intuizione

In particolare:
655AM è un brano con una duplice dedica: al film Arancia Meccanica ed al sassofonista Gaetano Partipilo, con cui ho collaborato, che pubblica 110.0 FM. Il legame con il film di Kubrick è abbastanza diretto: 655321 è il numero attribuito ad Alex, il protagonista del film, una volta entrato in carcere. “[…] Adesso tu sei il 655321 ed è tuo dovere impararlo a memoria!”; questa frase del film mi è sempre rimasta dentro e mi ha fatto riflettere sull’alienazione dell’individuo nelle società moderne e contemporanee. Anche questo, a suo modo, rappresenta un cambiamento significativo.

Vimana è il nome di una presunta navicella aliena – secondo alcune teorie ovviamente – venuta sulla terra per dar il via al processo di sviluppo ed evoluzione dell’uomo. Mi affascina terribilmente l’idea che qualche entità possa aver osservare l’uomo oggettivamente dall’alto e che possa aver suggerito, agli albori della specie umana, delle direzioni di sviluppo ed evoluzione della stessa.

7 note in neroIl carillon di Fulci è un brano nato dalla netta suggestione della musica del film noir “7 Note in Nero”. Il regista, Lucio Fulci, è un grande visionario e fa parte di una generazioni di cineasti ed artisti che rende orgogliosa la nostra Italia. Purtroppo la conoscenza della maggior parte di questi film in Italia è relegata ad una piccola nicchia di individui amanti del genere. Sebbene registi del calibro di Tarantino considerino Fulci, Bava, ecc. come dei maestri.”

il carrillon di fulci (Ecco come il chitarrista estrapola, traspone ed elabora metricamente il tema del brano. Il metro si dilata e coniuga gli accenti sul 5/4. Le crome si espandono in semiminime e viene mantenuta la terzina di crome, ma a tempo doppio, nel quarto finale di battuta. Il brano, con la sua natura modale, si presta ad una trasposizione sistematica degli intervalli del tema sugli accordi della griglia armonica)

Ho ascoltato il disco fino in fondo…c’è un brano nascosto in coda all’ultima traccia!

Molinari: “Sì, c’è una ghost track a fine disco ed è Straight street del sassofonista John Coltrane. Vuole essere un omaggio a questo grande musicista che ha fatto riflettere come pochi altri sul significato della musica ed, in più, avevamo piacere di registrare un brano suggerito da Logan…Logan ha suggerito Straight street.”

Come hai conosciuto il sassofonista Logan Richardson?

Molinari: “Conoscevo Logan dai dischi che ha registrato come leader e come sideman. Ho subito amato l’idea di ospitare un artista di tale spessore che potesse dare quel valore aggiunto al progetto e poter stimolare il lavoro al massimo delle sue potenzialità. Gli ho scritto una mail di presentazione del progetto; lui è stato subito disponibilissimo e subito ci siamo ritrovati vicino un grandissimo musicista ed un compagno di viaggio piacevolissimo. Il suo supporto umano è stato poi importantissimo: è una persona dall’animo profondo, sensibile e stimolante (la stessa sensazione la si avverte sentendolo suonare). Molte sue idee ci hanno letteralmente “catturati” e penso tutto il disco abbia risentito di questo in maniera decisamente positiva. “Per migliorare come musicisti bisogna impegnarsi a diventare persone migliori” è una sua frase che porterò sempre con me.”

Come ti approcci alla composizione di nuovi brani? Come comunichi la tua idea agli altri musicisti del gruppo?

Molinari: “Nel momento in cui scrivo musica parte tutto da una suggestione che diventa poi un’estemporizzazione su un’idea generativa che si trova, prima di tutto, tra le dita. La mia attenzione si focalizza principalmente sulla melodia che, come sosteneva Monk, deve essere cantabile ed efficace per guidare l’ascoltatore attraverso la tua idea di musica. Fornisco semplicemente questo tipo di idea e modello ed amo che tutto il gruppo sviluppi la forma del brano in completa sinergia tra le singole parti. Nel disco abbiamo poi preferito, all’unanimità, mantenere contenuta la lunghezza dei soli (non ce lo siamo nemmeno dovuti dire!). Non ci interessava far emergere il singolo, ma tutto l’insieme di relazioni che sta dietro all’idea di musica…la musica è sopra tutto e tutti.”

“Produrre qualcosa di nuovo”: Cosa significa quest’espressione per te?

Molinari: “La musica dovrebbe andare semplicemente ed umilmente verso “l’onestà”: a prescindere dalla novità che propone…anche perché cosa s’intende per novità? A me interessa cercare la propria verità di espressione che si manifesta attraverso la musica. Non possiamo esimerci dall’essere onesti con noi stessi e, di conseguenza, con la musica.”

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