di Alberto Ciafardoni (RM)

Il progetto Vibraphonic nasce dalla collaborazione tra Davide Merlino e Pasquale Mirra, che ha poi portato alla registrazione dell’album in questione, “Space Frogs, per conto dell’etichetta indipendente “Floating Forest Records“, di cui si spiegherà meglio in seguito.

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Il disco 

Definirli “vibrafonisti” pare assai riduttivo e definirli percussionisti pare generico. Ciò che emerge dall’ascolto dell’album è l’opera di due musicisti che plasmano la materia sonora con una fluidità ed una sensibilità davvero rare. I brani scorrono in maniera dinamica e naturale, fa un certo effetto anche pensare che il materiale inciso sia totalmente improvvisato, specie man mano che si colgono delle eco arrivare dal secolo scorso, nei nomi di Steve Reich, Terry Riley e John Cage in particolare. Sono eco che partono dalle idee armoniche e concettuali dei grandi compositori appena citati e confluiscono in maniera omogenea nelle mani di Merlino e Mirra, gestite con una padronanza tale da non rendere il tutto un pacchiano gioco di citazioni e rimandi, ma un bagaglio musicale ormai assorbito e metabolizzato con personalità, che si intreccia e si dirada nei suoni dei vari strumenti del disco. Per chi volesse sapere di che genere stiamo parlando, non saprei dirlo.

Non è nelle corde di chi scrive l’analisi cosiddetta “track by track”, anche perché non renderebbe giustizia al flusso musicale del disco. I due vibrafoni suonano davvero bene, dialogano, si impongono e si ritirano con grande affinità, dando l’impressione che, pur nella destrutturazione tipica di un’improvvisazione free, ci sia una sorta di filo conduttore che lega ogni esecuzione, un carattere personale in ognuno dei brani contenuti nel disco che non li rende solo un vagabondare armonico, concedendosi anche momenti di un certo umorismo musicale, passando per esplorazioni di carattere prettamente ritmico ad altre dove l’armonia viene scomposta in giochi complessi e raffinati, anche se talvolta si rischia di derivare un po’ nella ridondanza. I vari altri “oggetti” (come sono citati nell’interno della copertina del disco) impiegati dai musicisti nel corso dell’esecuzione cadono raramente nel puro esercizio di stile rumoristico, ma hanno tutti la loro coerenza, amalgamandosi al suono dei vibrafoni con naturalezza e contiguità.

Una menzione speciale va anche al lavoro di mixaggio effettuato da Alberto Ricca alias Bienoise – nome che ci promettiamo di approfondire – che produce un suono pieno e dinamico, limpido e ricco di sfumature, esaltando l’abilità e l’estrosità dei musicisti. Notevole anche il lavoro fatto nel remix del brano Catch the Mouse in chiusura dell’album, effettuato dallo stesso Bienoise, che propone una rilettura decisamente ben riuscita del brano.

Brevemente, l’album in questione merita attenzione particolare in primis perché è un oggetto molto particolare nella scena musicale italiana e, ovviamente, perché è suonato con particolare abilità e consapevolezza. Qualche perplessità può esser data dal fatto che il disco, pur mantenendosi su ottimi standard, non abbia dei veri e propri picchi qualitativi o colpi di coda; avendo, però, ascoltato live in alcuni set musicali il collettivo Floating Forest (pur se purtroppo ho mancato il duo di vibrafoni dal vivo), quello che mi verrebbe da suggerire ai lettori è di cercare di ascoltarli nei loro concerti, dove probabilmente l’anima dell’improvvisatore trova più stimolo, visto che il sottoscritto ha avuto la fortuna di assistere ad alcune loro esecuzioni ricche di momenti di grande impatto e dinamismo.


Floating Forest Records

Pare superfluo continuare a parlare di un disco il cui ascolto è consigliato (qualora non si fosse capito!) quindi è il caso di dare una breve spiegazione sull’etichetta che contiene il lavoro di questi (e altri) musicisti.

Come ci ha spiegato lo stesso Davide Merlino, “Floating Forest Records è un etichetta indipendente e particolarmente selvatica che è nata da una idea mia e di Bienoise. Avevamo molto materiale registrato nel suo studio e abbiamo pensato di pubblicarcelo da soli con una autoproduzione. I membri fondatori sono: Davide Merlino, Bienoise, Andrea Cocco, Federico Donadoni, Sacha Caiani a cui poi si sono aggiunti nomi autorevoli come Pasquale Mirra, Achille Succi, Sabir Mateen. Il piccolo gruppo di fondatori si sta allargando e in effetti oramai siamo un vero e proprio collettivo fluttuante. L’etichetta produce solo musica improvvisata e contaminata (da elettronica noise nujazz)”.

Il collettivo è gestito in maniera dinamica, dando luogo a situazioni diverse e interessanti (il duo “Alberi“, ad esempio, composto dalla chitarra classica di Alberto Barberis e il sound elettronico di Bienoise, che propone un ambiente totalmente diverso rispetto al mondo delle percussioni di Merlino, ma è solo una delle tante varianti del collettivo che dovrebbero essere segnate sulle agende di ogni buon ascoltatore); è una realtà in continua crescita e che promette di offrire sempre qualcosa di intrigante, la cui natura totalmente improvvisata la rende un progetto estremamente interessante nel panorama artistico italiano e da tenere d’occhio nelle prossime uscite. Per il momento, date un’ascoltata ai brani che la FFR ha reso disponibili tramite il servizio soundcloud (https://soundcloud.com/floatingforestrec ) e supportate il lavoro di questi musicisti, che lo meritano davvero.

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