Fabrizio De Rossi Re: una voce contemporanea

di Ludovico Peroni 

È un grande onore per tutto lo staff di RM avere l’opportunità di intervistare una delle figure più interessanti ed innovative del panorama musicale italiano contemporaneo. Fabrizio De Rossi Re non è di certo un emergente, ma, di volta in volta, riesce a stupire i suoi ascoltatori con esperimenti musicali di rara bellezza e profondità. Lasceremo ampio spazio all’intervista e forniremo link alle opere che verranno menzionate nel discorso. Per i riferimenti biografici ed un elenco soddisfacente delle opere del nostro ospite consigliamo la consultazione del sito corrispondente al seguente indirizzo:

http://composers21.com/compdocs/derossir.htm

Non vorremmo però rubare ulteriore tempo alla nostra intervista quindi…iniziamo!


Come diceva Frank Zappa: “parlare di musica è un po’ come ballare di architettura”. Sarà ardua impresa trovare parole giuste per descrivere la sua musica. Cosa pensa dell’accostamento inedito che abbiamo proposto ai nostri lettori sulla xenocronìa in relazione alle sue opere ed a quelle di Zappa?

de rossi re zappa
Una scansione della partitura originale dell’opera dedicata a Frank Zappa gentilmente concessa ad RM dall’autore

De Rossi Re: “ La trovo molto opportuna. Ho sempre amato scovare “spiazzamenti” nella forma. Da ragazzo mi divertivo ad innestare più racconti per farne uno unico che potesse andare a significare qualcosa di diverso dal materiale di partenza. L’idea era abbastanza sciocca, ma sfiziosa: mi ha dato la possibilità di riflettere sulla forma e su come spiazzare. Mahler e Zappa sono due compositori che amo per questa abilità: compongono percorsi accidentati che pongono degli interrogativi cognitivi. Quest’aspetto nella mia musica si traduce spesso nella messa in scena di figure grottesche come accade sovente nell’opera di Zappa. In King Kong amore mio, una mia opera musicale e teatrale, faccio ricorso a materiale grottesco perché riesce a donarmi spazio infinito che dedico alla libertà totale della caratterizzazione e, in più, anche la possibilità di non conformare la materia sonora pedissequamente alla drammaturgia. Frank Zappa è riuscito, come uno scultore Pop Art, a plasmare la materia nella sua contemporaneità anche con questi mezzi: ti spiazza con materiali che già hai nell’orecchio e nella mente (spirituals, pubblicità, voci familiari). E’ lui che maggiormente mi ha fatto riflettere sullo spiazzamento della forma e del contenuto. Ho anche scritto un’intera opera in omaggio alla musica ed alla figura di Frank Zappa: Felix Culpa (Thank you, Catholic girls!)

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Possiamo azzardare la classica domanda “da un milione di dollari”? Che significato ha per lei il termine “novità”?

De Rossi Re: “Non bisogna sempre partire dai massimi sistemi. La novità può essere anche una cosa piccola. Spesso ricevo molti stimoli dall’associazione delle altre arti con la musica: i particolari che posso vedere, sperimentare e vivere (ad esempio nei musei) servono per lo sviluppo di qualcosa sotto un’altra prospettiva artistica. L’epoca di oggi poi non deve essere vissuta necessariamente con il solo scopo di far novità. Io sono per una visione più orizzontale delle cose: sento sempre la necessità di creare mondi di sintesi concrete tra realtà diverse. Questa riflessione si espande in un secondo momento su tutta la mia visione dell’arte. Mi è capitata una cosa del genere recentemente: quando ho scritto una particolare opera sulla musica degli eschimesi, attraverso la testimonianza d’esploratore Silvio Zavatti, ho percepito chiaramente che questo lavoro non si poteva concludere con la fine dell’opera, ma si è riverberato in tutte le mie composizioni per più di un anno. Anche con Paola Cortellesi c’è stata una delirante ibridazione tra elementi diversi; il bello di lavorare con lei è che posso essere libero di fare cose che normalmente faccio, ma con la possibilità di trasmetterle attraverso una figura ed una voce estremamente popolari per l’ascoltatore. Questo fatto comporta una comunicazione più efficace e più incisiva. Paola è anche un’attrice con un talento unico nel cambiare repentinamente toni di voce e restituire sbalzi d’umore lontanissimi tra loro. Il progetto si chiamava Musica senza cuore: la mia idea era quella di mettere in scena, attraverso Paola, tutti i personaggi del libro Cuore di Edmondo De Amicis. E’ stata l’occasione rara di poter proporre avanguardia ad un pubblico che spesso non è abituato a ricevere quel tipo di musica: bisogna mediare spesso i contenuti per essere comunicativi, ma senza scendere a compromessi. Ogni epoca ha avuto l’avanguardia e la sperimentazione, ma il problema è che in quest’epoca si è “scollata” dalla ricezione del pubblico. Le esperienze di avanguardia vanno vissute in prima persona e l’ascoltatore deve essere immerso in concerti, in un ambiente intellettuale stimolante e vivere di scambi di opinioni.”

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Due suoi brani ci hanno sollevato davvero molto interesse : “Addio padre, addio madre” e “Canto del rauco mendicante”.

De Rossi Re: “ Ho suonato e cantato io stesso questi due brani che sono poi stati registrati presso l’Istituto Tempo Reale di Firenze. Vengono dalla stessa opera: Cesare Lombroso o il corpo come principio morale. L’ispirazione è nata dalla storia della controversa figura di questo scienziato e criminologo tardo-ottocentesco, Cesare Lombroso, che spesso ha subìto strumentalizzazioni in chiave razzista; lui, contrariamente a quanto si possa pensare, era semplicemente un rigoroso positivista ed un attento osservatore della realtà. Nella mia opera ho cercato di immaginare e mettere in scena il laboratorio di Lombroso dove si andavano a confondere i suoi esperimenti con i suoi sogni. I musicisti erano sul palco … e Cesare acquisiva dati anche da loro! Ho immaginato che tra i vari diseredati affidati agli esperimenti del criminologo-fisionomista ci fossero 2 figure particolari: il teschio di Villella (il protagonista di una delle più famose autopsie lombrosiane) ed un mendicante che implora con voce rauca. “Addio padre, addio madre” è quindi il frammento di un testamento appartenente ad un diseredato sacrificato per la causa scientifica di Cesare Lombroso. Ho intenzione di proseguire questo viaggio di ricerca attraverso un’altra opera. Sto scrivendo De Senectute proprio questi giorni. In questa fase ideativa raccolgo molto materiale proveniente dalle periferie esistenziali di Roma e Napoli: non immaginavo quanti anziani vengono continuamente abbandonati per strada! La cosa che mi ha più impressionato è che questi individui sono ancora in grado di raccontare storie e, pur essendo fuori dai margini della società, sentono forte il desiderio di cantare e di non abbandonarsi alla continua disperazione . La mia intenzione è comporre un’opera che possa essere testimonianza di questo mondo; un affresco di tante voci diverse.”

Nell’approfondimento di questo mese abbiamo brevemente presentato la tecnica dello straniamento in musica. Potrebbe fornirci qualche suo esempio concreto sull’utilizzo di questa tecnica nelle sue opere?

De Rossi Re:Spesso le mie opere traggono spunto dalla letteratura e spesso mi piace giocare con i soggetti, i personaggi ed i luoghi della narrazione. Lo straniamento ti permette di vedere una storia da un lato diverso, inedito e di trarne delle sfumature che prima non immaginavi. Venti anni fa scrissi un’opera intitolata Biancaneve ovvero il perfido candore. In questo caso ho ribaltato addirittura la morale mettendo al centro dell’attenzione la storia triste della strega che, nel finale originale dei fratelli Grimm, è costretta a patire la terribile tortura di indossare scarpe arroventate nella brace. La stessa procedura di ribaltamento può essere applicata al lavoro sul suono e sulla forma.”

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La ringraziamo per essersi prestato a questa intervista ed ai nostri esperimenti formali per la redazione dell’editoriale. Abbiamo però ancora una piccola ed ultima curiosità:  Che cosa non è la musica per lei?

De Rossi Re: “La musica non è, per sua natura, democratica . L’individuo si può certamente educare con forme di scolarizzazione, però, al contrario delle arti che parlano spesso con un significato netto, la musica è sempre vaga.
O accetti il gioco o non l’accetti. Per fortuna però non bada a chi sei: duca della Sassonia o contadino argentino … alla musica non importa! E’ un linguaggio neurologico che naturalmente può essere sviluppato con lo studio e l’ascolto. L’esistenza di questa naturale predisposizione può essere confermato dalla presenza persone di una elevatissima cultura che si dichiarano candidamente “non esperti in musica”. Lo stesso quindi vale per la sperimentazione: ci son molte avanguardie che non piacciono, ma a mio parere è tutta questione di predisposizione. Non si può pretendere, per natura, lo stesso livello di ascolto in tutti. Quindi non penso che ci sia una musica giusta per tutti.

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7 thoughts on “Fabrizio De Rossi Re: una voce contemporanea

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  1. “L’epoca di oggi poi non deve essere vissuta necessariamente con il solo scopo di far novità.” Una azzeccata critica alle avanguardie che si impongono di essere tali solo perché non sono capaci di essere altro, e finiscono per essere la ridicolaggine – ad arte – fatta ‘arte’. Mi chiedo solo quale sia il senso del ‘vaga’. La musica sarà anche vaga, ma di certo non è inconsapevole di sé o del suo potenziale, anche se spesso e per fortuna non può indagarlo sino in fondo.

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    1. Bella osservazione. Quel “vaga” io lo attribuirei più a quello spettro di possibilità interpretative tanto ben racchiuso nella “vaghezza” di leopardiana memoria. Anche il parlato si presta a questa magnifica oscillazione; il tutto è più vicino alla persona che al significante. Un caro saluto!

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