Introspezioni di un melomane

INTROSPEZIONI DIALOGICHE DI UN MELOMANE (DALLO SFERISTERIO)

di Ludovico Peroni

Pubblicato online su Quid Culturae 09/2014

http://www.qculturae.it/

Una delle tendenze più in voga negli allestimenti teatrali è quella di trattare la flessibilità, acquistata con fatica nel tempo, della quarta parete teatrale in modo da sfruttare tale elemento come coinvolgimento emotivo e psicologico per lo spettatore; spettatore che grazie a queste nuove convenzioni riesce a più livelli a spingere la propria partecipazione al processo artistico presentatogli ed interpretare l’opera con la propria esperienza e cultura.

La meritatamente fortunata stagione lirica dello Sferisterio affronta quest’archetipo della messinscena grazie alle più studiate regie che conferiscono un piglio moderno e surreale alle opere , ma sempre con l’attenzione per l’esecuzione musicale e testuale originale dell’opera.

Un giorno, nel finale di una stupenda Traviata, noi tutti spettatori della platea ci siam trovati di fronte ad un enorme specchio che ci ha direttamente inglobati non solo nella scenografia, ma anche nella più grande dimensione dell’Opera lirica moderna. Da questa singolare esperienza sono sorte delle domande e quindi…intervistiamoci!

Che motivo c’è di continuare a riperpetuare ogni anno la tradizione del repertorio operistico?

Davanti ad un’opera lirica è raro trovare uno spettatore in grado di non percepire una certa “aura” di fronte ad uno spettacolo che coniuga organicamente il mondo del canto, della musica, della letteratura, della scena e della tecnica; “aura” che è conferita certamente da una ben determinata sedimentazione storica e sociale, ma che ben definisce una sincera sfera artistica di riferimento.
Parlando d’arte è difficile affidarle un compito ed una finalità che non sia l’Arte stessa: cosa si vuol di più di un esperienza che coniughi le forme più alte dello spirito a quelle dell’intelletto? Io personalmente però vorrei indicare un motivo che può far riflettere sull’importanza di questa tradizione: l’orgoglio per quello che l’Italia ha prodotto nel tempo. Si ha la chiara percezione di questo sentimento assistendo, per esempio, ad opere messe in scena all’estero: non è raro sentire cinesi, russi, americani, iberici e provenienti da un po’ tutto il mondo cimentarsi nella comunicazione musicale mediante la nostra lingua madre. Sì, perché l’Opera come teatro che riesce a musicare ogni singola parola vede i suoi natali in Italia ed i nostri connazionali attraverso una sinergia di talenti e politiche culturali sono riusciti a far amare la musica e la bellezza in tutto il mondo.

Capire cosa siamo stati capaci di fare nella nostra storia ci risparmierebbe molte delusioni verso il nostro paese e ci darebbe slancio e rinnovata carica per cercare la nostra strada in un futuro che le attuali cattive politiche ci stanno negando. Il nostro paese ha prodotto delle ricchezze culturali che non possono essere dimenticate; tanto meno dagli italiani!

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l’ormai celebre “Traviata degli specchi”, per la scenografia di Svoboda

                    

Cosa è passato al pubblico dalle opere messe in scena quest’anno?

Pur conscio che le grandi sintesi lascino sempre delle grandi lacune, vorrei cercare di definire le opere attraverso tre aggettivi. La Traviata – evocativa; L’Aida – tecnologica; La Tosca – provocatrice.
Tre donne e tre storie di profondo amore. Amore che riesce a suscitare i più profondi sentimenti a lui connessi tra cui la gelosia, la fedeltà, la stima e orgoglio. “L’Opera è donna”, così com’è intitolata la trilogia di quest’anno operistico maceratese.
La Traviata ci ha ispirato gran parte di questo intervento con il suo allestimento “degli specchi” e pur non essendo la punta di diamante dello stile compositivo di Giuseppe Verdi riesce a far passare emozioni sincere e vicine al quotidiano; numerosi sono gli omaggi scenografici alla storia d’Italia e alla storia dell’opera stessa.
L’utilizzo dell’aggettivo “tecnologica” per Aida è mutuato dal sapiente giudizio di un tecnico-luci incontrato sulla balconata dello Sferisterio poco prima del preludio strumentale (“L’Aida quest’anno è tecnologica” cit.). Scenografia fisica ridotta ai minimi termini per fornire una rappresentazione stilizzata (e “geroglifica”!) del mondo dell’antico Egitto attraverso un gioco di proiezioni continue in grado di caratterizzare attraverso i colori gli stati d’animo dei personaggi, attraverso stralci di parole l’importanza del libretto e attraverso disegni le ambientazioni. Le bianche luci restituiscono forse una delle più veritiere immagini delle piramidi e di questa antica civiltà che sempre è stata raffigurata attraverso le sole rovine brulle. Lo stesso sfondo che nella Traviata diventava specchio per gli spettatori ora ci si rivela asettico sepolcro che racchiude l’amore tra i due protagonisti.
“Provocatrice” la Tosca. Perché? Le messinscene di questa cinquantesima stagione lirica maceratese sono sempre rispettosamente moderne e non banalizzano mai l’Opera in quella forzosa attualizzazione che va molto di moda nei paesi oltreoceano. La Tosca tenta un passo ulteriore. Significativamente unica opera fischiata. Il pubblico pur non distinguendo una cabaletta da un cantabile o un recitativo accompagnato da un concertato si sente in dovere di azzardare giudizi senza maturare una scelta critica: il bello dell’Opera e dell’Italia sta anche qui!

Personalmente ho amato la scelta di rivisitazione presentata nel finale dell’Opera di Puccini allestita allo Sferisterio perché è riuscita a prolungare una suggestione che troppo spesso si è interrotta bruscamente sopra alle mura di un castello. Così come successo con lo specchio e le proiezioni nelle opere precedenti nella Tosca la scenografia fornisce elementi strutturali che vanno a costruire un disegno artistico che hanno guidato tutta la rassegna: se con la Traviata noi siamo riusciti ad entrare nell’opera, con la Tosca è l’ Opera stessa ad entrare e perdersi in noi.

“L’Opera è donna” e non “era”. Criticabile nella libertà, ma la scelta artistica rimane frutto di una riflessione e non di una tendenza: per questo va profondamente rispettata.

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Una scena di Tosca

Una critica?

Un’amorevole critica potrebbe essere sollevata sulla scelta del repertorio che sicuramente non è dei più entusiasmanti sotto il punto di vista compositivo. L’Aida è nota per la maestosità dei primi allestimenti, la Tosca per i suoi luoghi e tempi, la Traviata per la fortuna che ha avuto nella sua storia. Lo spettatore attento deve essere anche soddisfatto da intrecci narrativi più articolati, esecuzione di musica composta con più elaborazione formale-allegorica e brani d’insieme che possano mettere a dura prova il lavoro sul libretto. Per il prossimo anno saremo in prima fila per il Rigoletto di Verdi: una delle opere che maggiormente appaga queste esigenze.

Una critica meno amorevole potrebbe esser diretta ad alcune scelte sugli ospiti degli “Aperitivi culturali”, pur lodevolissima iniziativa: in un festival così attento e sapientemente costruito trovo molto strana e di cattivo gusto la scelta di invitare determinate personalità di spicco di una cultura che sta danneggiando da alcuni anni l’Italia. Gli aperitivi sono una grandissima risorsa nata dalla sinergia tra molte realtà fondamentali nella città di Macerata e potrebbero finalmente coniugare l’esigenza di una buona Cultura con la necessità di un buon piacere per i nostri prodotti e realtà. L’iniziativa sarebbe anche una preziosa occasione per creare degli incontri di preparazione alle opere che verranno presentate nella Stagione, in modo da fornire ad un eventuale pubblico gli strumenti critici necessari per fruire di uno spettacolo, complesso come l’Opera, al meglio.


Una cosa da salvare assolutamente?

L’Anteprima giovani è sicuramente una delle occasioni più belle che lo Sferisterio di Macerata mette a disposizione del pubblico: c’è la possibilità di assistere all’ultima prova, in platea, ad un prezzo molto accessibile.
Essendo una prova a porte aperte l’orchestra non è in abito da cerimonia ed ai cantanti viene riservata la possibilità di non eseguire per intero tutte le arie: in tre anteprime ho assistito solo a due finali di cabaletta all’ottava bassa (prezzo accettabilissimo per un’anteprima!).

L’Opera acquista nello Sferisterio dei volti molto diversi a seconda della posizione di fruizione all’interno dell’arena ed è grazie a questa opportunità che ho potuto seguire una stessa opera in più serate in differenti posizioni senza aver bisogno di un mutuo da saldare per l’acquisto dei biglietti …

Per il prossimo anno sono molte le attese e gli entusiasmi anche grazie alla scelta del repertorio da presentare: Rigoletto, Cavalleria Rusticana e I Pagliacci, La Bohème. Convinti della grande opportunità fornita dal nostro territorio e dalla nostra nazione continuiamo a seguire l’Opera, possibilità di un passato, presente e futuro in cui la nostra Italia è e sarà grande.

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Aida per la regia di Francesco Micheli
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